Film e serie tv Marvel e DC non portano guadagni agli autori di fumetti

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Una scena dalla serie tv ‘Falcon & The Winter Soldier’

Quando si parla di adattamenti cinematografici o televisivi di fumetti, in termini di riconoscimento dei loro contributi, sceneggiatori e disegnatori non hanno mai ottenuto granché. Un tempo, il loro ruolo rimaneva invisibile e, nei crediti, comparivano soltanto i creatori del personaggio protagonista. Poi, negli ultimi dieci anni, le case di produzione hanno iniziato a inserire i nomi degli autori i cui lavori hanno ispirato un determinato personaggio o un aspetto della trama in una lunga lista di “ringraziamenti” sepolta alla fine dei titoli di coda.

Nei titoli di coda di Avengers: Endgame, per esempio, sono ringraziati i creatori di Capitan America, Star-Lord, Rocket Raccoon, Thanos, Gamora, Drax, Groot e Mantis, oltre a una cinquantina di fumettisti artefici delle storie alla base del film, anche solo in maniera tangenziale (ma senza che si capisca davvero in quale misura le loro opere abbiano contribuito al risultato finale). Questi ringraziamenti appaiono all’ottavo minuto dei titoli di coda, sui dodici totali.

Lo scorso gennaio Steven T. Seagle – sceneggiatore (Big Hero 6) e fondatore dei Man of Action (il gruppo di autori che ha creato di Ben 10) – ha pubblicato un op-ed su Bleeding Cool in cui si scagliava contro lo scarso riconoscimento dei fumettisti da parte degli studi che producono cinecomic e serie tv basate su fumetti. «Quando si tratta di dire “grazie” per il lavoro svolto, “grazie” è il minimo. Ma “il minimo” non dovrebbe essere lo standard. Lo standard dovrebbe essere: il giusto riconoscimento, la giusta remunerazione.»

Quando un fumettista crea qualcosa per editori come Marvel Comics o DC Comics lo fa consapevole di essere in regime di “work-for-hire”, cioè di un lavoro su commissione su cui non potrà reclamare alcun diritto. Marvel e DC incentivano i loro collaboratori promettendo loro un lavoro stabile e invocando il principio di equità: nel caso una loro creazione dovesse rivelarsi un successo, venendo magari adattata al cinema, l’editore concederà una piccola parte dei profitti.

Il Guardian ha visionato il contratto che DC Comics fa firmare ai suoi autori: esso garantisce pagamenti extra quando un personaggio è utilizzato fuori dai fumetti. Secondo le fonti del quotidiano, i contratti di Marvel Comics dovrebbero essere simili.

Jim Starlin, creatore di Thanos, ha parlato all’Hollywood Reporter rivelando di aver negoziato un compenso in seguito al trattamento – a suo dire ingiusto – ricevuto da Marvel Comics. Lo sceneggiatore Roy Thomas ha dovuto sguinzagliare il suo agente affinché il suo nome venisse inserito nei titoli di coda di Loki. «Gli ingranaggi che fanno più rumore sono quelli che vengono oliati» ha commentato Starlin.

Ed Brubaker, il cui lavoro su Captain America insieme al disegnatore Steve Epting ha influenzato enormemente la versione cinematografica del personaggio, ha dichiarato di recente che «tutto ciò che io e Steve Epting abbiamo ottenuto per aver creato Winter Soldier e la sua storia è un “grazie” qua e là, e negli anni è diventato sempre più difficile conviverci». 

Ta-Nehisi Coates, autore che per Marvel ha scritto le serie Black Panther e Captain America, ha dichiarato al Guardian che «molto prima di scrivere Captain America sono stato un lettore delle storie di Brubaker ed Epting. […] Mi piacciono i film ma preferisco leggere quelle storie sotto forma di fumetti. Non mi sembra giusto estrarre ciò che hanno creato per costruire un franchise multi-miliardario». Coates ammette di essere stato trattato equamente nel suo caso ma è convinto che nomi meno conosciuti del suo meritino un riconoscimento, a prescindere dai contratti: «Solo perché lo dice un contratto non significa sia giusto».

Secondo le informazioni del Guardian, se un film Marvel fa uso consistente del lavoro di uno o più autori, questi ricevono un invito alla prima del film – trasferta e alloggio a carico dell’invitato – e un assegno di 5.000 dollari (circa 4.200 euro). È “l’uso consistente” a determinare il tipo di trattamento che Marvel riserva agli autori.

L’editore può infatti non concedere nulla, nel caso di contributi minimi, o, più raramente, fa firmare un contratto speciale per autori che hanno creato un personaggio o una storia su cui il film o la serie tv si basano. Una persona che preferisce rimanere anonima ha raccontato al Guardian che le era stata offerta la possibilità di firmare uno di questi contratti speciali, ma l’ammontare della somma era molto basso.

DC è stata la prima a muoversi con formule contrattuali a favore degli autori. Tra gli anni Settanta e Ottanta, Marvel Comics aveva proposto a Jack Kirby, in cambio della restituzione delle tavole originali disegnate dal fumettista, di firmare un accordo in cui rinunciava a qualsiasi forma di compenso derivante dall’adattamento cine-televisivo degli eroi che aveva creato.

DC colse la palla al balzo per ingraziarsi gli autori e offrì a Frank Miller, Alan Moore e Dave Gibbons dei contratti che tutelavano le loro creazioni, Ronin e Watchmen (anni dopo l’editore sovvertì quegli accordi tramite una serie di cavilli legali, ad esempio catalogando il merchandising di Watchmen come “materiale promozionale” e non dovendo quindi cedere una percentuale dei profitti).

Marvel e DC vogliono mantenere buoni rapporti con i fumettisti, al fine di non generare cattiva pubblicità attorno ai loro marchi, ma sono anche restie a fare concessioni troppo generose, per paura di reazioni a catena da parte degli autori. Senza dimenticare il fatto che si tratta di entità inserite in contesti colossali (rispettivamente Disney e WarnerMedia) dominati dalle burocrazia. È su questo che contano, sperando di dissuadere le persone dall’intentare causa per le troppe complessità legali delle richieste.

Le fonti del Guardian riferiscono che sta diventando sempre più difficile farsi pagare dalla Marvel. In un caso, un autore si è visto decurtare dalle proprie royalty le spese legali affrontate per richiedere quei diritti d’autore, perché il contenzioso si era protratto più del dovuto. Chi lavora per Marvel o DC può chiedere il rendiconto dei propri diritti d’autore una volta all’anno, ma succede di rado che qualcuno lo faccia davvero, perché non molti sono a conoscenza di questa possibilità.

Possono inoltre fare domanda per sapere se le loro creazioni si qualificano per compensazioni aggiuntive. La decisione, se in favore dell’autore, è però revocabile, come testimonia il caso di Power Girl, personaggio DC creato da Gerry Conway, Ric Estrada e Wally Wood. Nel 2015 DC smise di remunerare Conway (l’unico dei tre ancora in vita) asserendo che il personaggio derivava da Supergirl e non era abbastanza originale. «Fate il pieno di avvocati quando si tratta di contratti fumettistici» ha detto Jimmy Palmiotti, che ha lavorato per entrambi gli editori.

Ma la Storia del fumetto supereroistico è piena di esempi di autori messi all’angolo o maltrattati dagli editori, tra cui quelli di Superman e Batman (i creatori del primo, Jerry Siegel e Joe Shuster, intrapresero una battaglia legale che segnò le loro vite, mentre il co-creatore di Batman, Bill Finger, rimase per decenni un nome sconosciuto ai più). Per molti, come lo stesso Brubaker, la soluzione rimane ancora quella, drastica, di non lavorare più per Marvel e DC preferendo strade indipendenti o editori più attenti ai diritti degli autori.

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