“Haxa” di Nicolò Pellizzon: (ri)scoprire la magia

di Valeria Righele

haxa nicolò pellizzon

Haxa di Nicolò Pellizzon è una saga fantasy composta da 3 volumi molto colorati, di cui l’ultimo, intitolato Il cerchio di pietre, è uscito a febbraio 2021, concludendo a sorpresa una storia di cui erano inizialmente previste 4 uscite. «Ad un certo punto ho capito che era giusto concludere la storia così, e mi sono fermato», mi racconta durante una conversazione telefonica che abbiamo avuto in proposito.

Haxa è stato il primo progetto lungo di Pellizzon; una creatura a cui ha dedicato sei, sette anni di lavoro, l’ultimo dei quali prudentemente documentato in una serie di minivideo che stanno uscendo sul canale YouTube. Haxa è un lavoro ambizioso e una dichiarazione d’amore alle sue passioni giovanili: i libri di Ursula K. LeGuin o J.R.R. Tolkien; videogiochi come Final Fantasy, Castlevania, Bloodborne, Pokémon; manga come Sailor Moon; libri game come Oberon il giovane mago. La carne al fuoco, insomma, è molta.

La storia di Haxa è ambientata nell’anno 2110, sul pianeta Terra. Sono passati 75 anni dalla caduta della Torre di Al Hillah (in Iraq), un evento epocale che ha svelato improvvisamente al mondo l’esistenza della magia ed “esposto” quella piccola percentuale della popolazione in grado di usarla. Questo famigerato 6% è costituito da persone di diversa età, genere, etnia e provenienza geografica. Individui solitari, abituati a spostarsi di continuo a causa dei mutamenti climatici e geopolitici oltre che della repressione poliziesca. Sono infatti considerati pericolosi per l’ordine sociale e, se catturati, indirizzati verso dei Centri rieducativi.

Haxa è il loro potere magico, un’energia che sviluppano durante l’adolescenza e che possono utilizzare in due modi: per manipolare gli elementi (dottrina elementalista) oppure per evocare creature provenienti da altre dimensioni (dottrina goetiana). Una via esclude l’altra e determina il destino dell’Assida, la persona magica, che per trovare una comunità da cui essere accettato sceglie nel primo caso di affiliarsi ad una forza riconosciuta dagli Stati nazionali, come i militari dell’Hexacustodit (custodi dell’ordine), o nel secondo di unirsi ai terroristi della Chiesa del Culto del Sangue.

Non tutti gli Assidi accettano però un futuro prestabilito. Molti hanno scelto di vivere ai margini per esplorare i propri poteri e sperimentarli con i propri simili. È questo che fanno le ragazze protagoniste di Haxa: Sophie, Aiko e Claire. La loro è una gyangu, una banda, e loro sono come “piratesse” fuorilegge per necessità, ma anche per piacere del rischio. Questa direzione ostinata e contraria però le costringerà a una fuga continua dalla polizia e i suoi Cercatori.

Nella saga incontriamo un vero e proprio cast di eroi e antagonisti – o meglio, eroine e antagoniste. Sono infatti più numerose le figure femminili di quelle maschili (tipico dei personaggi pellizzoniani, peraltro spesso caratterizzati da una certa fluidità di genere). Persino Metatron, l’entità suprema dell’Hexacustodit e villain della storia, è una donna. Un personaggio d’altri tempi sia per la malvagità dimostrata sia per il suo abbigliamento gotico (così diverso rispetto ai modernissimi look delle protagoniste).

Inizialmente raffigurata di spalle, Metatron è svelata all’improvviso a metà dell’opera con spaventevoli primi piani, in cui i lunghi capelli bianchi contrastano il volto nero come la pece e gli occhi rosso sangue. Una figura che quando pronuncia la parola “olocausto” temi davvero che possa uscire dalla pagina per strapparti il cuore a mani nude. Terrificante, perfetta.

Pellizzon si prende lo spazio dei tre volumi per esplorare psicologie e rapporti tra le protagoniste, che riesce a rendere personaggi consistenti e credibili, persino rassicuranti nelle loro imperfezioni. Lontane dalle loro case e dalle loro famiglie, le “sisters magiche” trovano l’una nell’altra una rete di supporto in cui essere se stesse.

Un concetto simile a quello delle chosen families della comunità queer. Haxa infatti tratta anche di relazioni sentimentali non convenzionali e, dalla seconda metà in poi, si focalizza sul desiderio femminile indagato ed esplorato con serenità, senza preconcetti (immagino il sorriso dell’autore, a metà tra l’affettuoso e il divertito, mentre sceglie di dare il nome Clitoris alla nave-trasporto delle protagoniste).

Nel mezzo della distopia che le circonda, le ragazze riescono a coltivare una propria vita privata, condividendo casa e struggimenti amorosi, talvolta finendo anche a letto assieme (Aiko, considerata la leader del gruppo, è la più desiderata, ma anche la più imperscrutabile). Il sesso è anche usato come arma, quando è consumato con altri Assidi per ottenere informazioni utili alla propria sopravvivenza.

haxa nicolò pellizzon

Queste novelle guerriere Sailor si battono per i loro ideali e si aiutano nel momento di pericolo (che è sempre dietro l’angolo). Sono maghe prima di tutto, perciò ognuna di loro ha un famiglio, un animale di supporto. Aiko ha Ziggy, un felino nero con un elegante fiocco rosso al collo; Claire ha Ziq, un pipistrello con la coda a forma di lombrico; Sophie ha Suwi, un draghetto che è emanazione del suo spirito e si evolve nei libri fino ad assumere nella conclusione sembianze semi-umane. Se vi stavate chiedendo dove fosse il riferimento ai Pokémon, ora avete la risposta.

Ulteriore peculiarità delle ragazze è il linguaggio che utilizzano per parlare tra di loro. Uno slang che mischia inglese e giapponese, con un glossario specifico ordinatamente riportato alla fine di ogni volume. Così capita che Aiko dica «Tci» (merda) mentre sta affrontando un attacco nemico; che Claire esclami «Ochitsuke» (state calme) per placare una discussione che si sta accendendo tra di loro e via dicendo. La già citata parola “Gyangu”, poi, è un termine giapponese che deriva da gang. I primi dialoghi in cui si incontrano queste espressioni lasciano spiazzati, ma proseguendo con la lettura assumono un fascino peculiare.

L’influenza dei manga sullo stile con cui l’autore concepisce e disegna le sue storie trova in Haxa massima espressione. E la forza di Haxa sta proprio nel presentarsi come un fumetto fantasy squisitamente contaminato sia a livello grafico che narrativo. Il tratto è nero, spesso e sinuoso. La palette di colori – giallo, magenta, verde – è ipersatura ed esplode sulla pagina in maniera irrealistica, con un effetto lisergico che droga i lettori conducendoli attraverso un futuro implacabile.

haxa nicolò pellizzon

Pellizzon ha prestato molta cura all’espressività e ai dialoghi interiori dei personaggi, ciascuno contraddistinto da grandi occhi e da un dresscode confortevole ma futurista («Sono maghe moderne, l’abito è funzionale al loro vivere nascoste. Giacche lunghe, cappucci. Più loro divengono famose nel mondo, più il fashion terrestre si adatta al loro stile» afferma lo stesso autore).

L’operazione messa in piedi con Haxa è mastodontica. Pellizzon non solo ha costruito un universo narrativo dalle fondamenta, ma ha mostrato al pubblico tutta la ricchezza della propria immaginazione, tracciandone confini, descrivendone usanze e geografie, esponendone i mostri, registrandone aneddoti e conversazioni. Haxa è così una lettura impegnativa ma stimolante, in cui i punti da connettere sono molti e ciascun particolare riveste un’importanza cruciale nell’interpretazione dell’insieme. Si tratta dell’opera più complessa e stratificata a cui Nicolò Pellizzon abbia mai lavorato e, paradossalmente, della più accessibile ai lettori.

Haxa 1-3 (completa)
di Nicolò Pellizzon
Bao Publishing, 2017-2021
brossurati, circa 200 pp. cad., colore
19,00 € cad. (acquista online)

Una versione precedente di questo articolo è stata pubblicata sul blog Tra le righele.

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