Cosa va e cosa non va nelle prime serie tv Marvel

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Con l’ultima puntata di Loki, la nuova era televisiva dei Marvel Studios ha portato a casa già tre serie, con scopi diversi ed esiti altrettanto variegati. Una cosa resta fissa, l’impegno e la progettualità della casa di produzione, intenzionata a portare avanti la grande epopea dei supereroi Marvel anche nel mezzo televisivo, nonostante all’inizio potesse sembrava una sorta di riempitivo in attesa dei film, come era successo con tutte le altre serie tv precedenti.

Prima di WandaVision, le produzioni per la televisione erano supervisionate da un ramo dell’azienda indipendente dal boss di Marvel Studios Kevin Feige, Marvel Television, con a capo Jeph Loeb (che i lettori di fumetti ricorderanno per Batman: Il lungo Halloween e Daredevil: Giallo). Loeb a sua volta riferiva al proprietario del conglomerato Marvel Entertainment, Ike Perlmutter, responsabile di aver varato la serie tv Inhumans in tempi strettissimi e con un budget spartano – le recensioni la definirono un disastro come non se ne vedevano da tempo.

Nel 2019 anche i progetti tv sono finiti sotto il controllo dei Marvel Studios e di Feige. Quelle di Marvel Television erano produzioni ambientate nell’universo cinematografico Marvel ma non dialogavano davvero con i film perché i personaggi dei film non comparivano nelle serie e viceversa, salvo rari casi. La svolta è stata integrare le serie tv nell’universo Marvel, rendendo così ogni prodotto, che fosse sul grande o sul piccolo schermo, un capitolo che portasse avanti la storia dei supereroi.

Le serie finora

wandavision serie tv marvel

Nel complesso, i primi tre prodotti tv dei Marvel Studios sono esperienze di visione molto spesso noiose, cadenzate da banalità e irritazione, con occasioni trovate felici o idee ben congegnate, per lo più concentrate in WandaVision, la serie migliore delle tre e che vale anche solo per la cornice che si sono inventati gli autori. Per il resto, The Falcon and the Winter Soldier e Loki non sono niente per cui vale la pena stracciarsi le veste o fare iperboliche reaction in cui ci si stupisce che lo sconvolgente colpo di scena della puntata è che si è finalmente scoperto che Falcon ha un peschereccio in Louisiana.

Se su The Falcon and the Winter Soldier le aspettative potevano essere più basse (già dall’inizio le premesse raccontavano di una serie votata all’azione, vecchio stile e senza sorprese), Loki ha rappresentato una delusione cocente. Quando si vanno a guardare le cose nel dettaglio, di questa serie resta poco: un’idea accattivante, una premessa frizzante, una partenza speranzosa. Qualcuno ha detto Brazil+Doctor Who? Sì, io l’ho pensato e ci ho anche creduto – col senno di poi, quanta ingenuità. Dopo il secondo episodio, Loki smette di raccontare e si accontenta di spostare pedine sul campo da gioco, per poi rianimarsi nelle ultime due puntate.

Tre personaggi in croce, due ambientazioni e tante chiacchiere a vuoto per riempire il tempo in attesa dell’ultima puntata dove accade tutto (uso “accade” con generosità d’animo perché ormai la quantità di cose che succede in queste produzioni è diluita al tal punto da essere quasi omeopatica). Restando in casa Disney+, Mandalorian sarà anche stato un prodotto costruito per essere un contentino degli appassionati, ma almeno creava dei mondi, dei personaggi nuovi, ti dava l’idea che l’universo rappresentato non si esaurisse appena giravi l’angolo. Qui c’era la Realtà intera in gioco e gli unici brividi sono stati l’introduzione della TVA e il finale a metà. L’inizio e la fine, con il mezzo il nulla.

Un tassello importante

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Qualità a parte, con queste produzioni Kevin Feige sta dicendo che le serie tv sono un tassello talmente importante per la narrazione generale che ora potremmo rinominare il franchise l’Universo Cinetelevisivo Marvel. Sarà davvero così? Il dubbio un po’ viene. Per come stanno le cose, Wanda si trova in una situazione non diversa da quella alla fine di Avengers: Endgame e quando comparirà nel prossimo film di Doctor Strange gli autori potrebbero semplicemente aggiornarci senza citare la ricerca dei due gemelli o la presenza di un Visione bianco.

Quando Kang farà la sua apparizione in Ant-Man and the Wasp: Quantumania, sono sicuro che qualcuno spiegherà la situazione cosmica della nostra realtà e reintrodurrà il cattivo senza far danno a chi ha saltato la visione di Loki. Certo, mancherebbero degli elementi ma sarebbero ancillari alla storia principale. Oppure, in maniera più coraggiosa, le trame iniziate nelle serie tv potrebbero trovare sviluppo nei film. Sarebbe una mossa coraggiosa per il semplice fatto che chi va al cinema poi non necessariamente guarda Disney+.

Se WandaVision, al netto dei suoi difetti, era un «trionfo della forma al servizio della funzione», come ha scritto Alan Sepinwall, The Falcon and the Winter Soldier puntava tutto sull’aspetto action ma lo faceva in maniera talmente ordinaria da risultare indigesto, e Loki invece è soltanto l’ennesimo rilancio, la posposizione del piacere da spettatore, perché ciò che conta non è il prodotto che stai guardando ora ma quello che guarderai in futuro.

Forma e sostanza

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Il contenuto quindi è relativo, può avere o non avere una sua autonomia, mentre la forma è quella sempre più sfacciata del «film da sei ore» che premia la struttura orizzontale, come ormai è consuetudine non solo nel dramma (da The Wire in poi) ma anche nella commedia (un tempo più incline alla serialità autoconclusiva), a discapito di una verticalità pro forma, con la conseguenza che Loki nemmeno si spreca più a creare un colpo di scena (fosse anche posticcio, come succedeva con WandaVision: vedasi l’apparizione di Pietro/Quicksilver) ma semplicemente finisce, ogni quarantacinque minuti, con un’inquadratura a caso. Registi e sceneggiatori sono stati in grado di lasciare il loro segno quanto un cuoco di McDonald’s, ma d’altronde questi professionisti vengono chiamati per mandare avanti le cucine e non per fare gli Alain Ducasse dell’audiovisivo.

Nulla di cui stupirsi, la grandezza del franchise Marvel è proprio quella di aver reso le saghe cinematografiche dei serial televisivi dove la trama orizzontale ha la precedenza su quella verticale, dove ci sono i finali di stagione, lo stile visivo è uniformato e il vero padrone del vapore è lo showrunner, non il regista o gli sceneggiatori. La televisione è solo un ritorno alla fonte.

Nonostante i risultati un poco deludenti, la macchina delle aspettative Marvel non mostra segni di cedimento perché, a prescindere dall’esito finale, il futuro sulla carta è cautamente interessante. Quest’anno arriveranno Hawkeye e Ms. Marvel, tratte da due delle serie a fumetti più riuscite degli ultimi anni, e poi nel 2022 debutteranno personaggi con grande potenziale (Moon Knight, She-Hulk) e ancor più ambiziose mire espansionistiche nei confronti dell’Universo Cinematografico Marvel.

La vera incertezza è che non so se questa considerazione sia mossa dal beneficio del dubbio o da una sorta di relazione tossica che Feige è riuscito a instaurare con chi guarda per cui, bello o brutto, la gente tornerà in sala e davanti al televisore, affamata di contenuti.

Leggi anche: Come guardare film e serie tv Marvel in ordine cronologico

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