È morto Stefano Di Marino, grande penna della narrativa popolare italiana

Stefano di marino morto
Stefano Di Marino

Stefano Di Marino se n’è andato come uno dei suoi eroi. O forse, come uno dei suoi miti: anche Emilio Salgari aveva compiuto il gesto estremo scrivendo “Vi saluto spezzando la penna”.

Come Salgari anche Di Marino era un eroe di carta, dai cento più cento romanzi, celebrato per la sua capacità di saper far viaggiare con la penna e la fantasia.

Esperto di arti marziali, duro tra i duri come il suo Chance Renard, il Professionista, cioè il personaggio a cui doveva la maggior parte della sua fama come Stephen Gunn (la vera colonna portante della Legione Straniera, il manipolo di autori italiani che dava vigore alle pagine di Segretissimo di Mondadori).

E come Salgari, a quanto pare anche Di Marino si è tolto la vita nella sua casa di Milano, dove viveva da solo e dove portava avanti la sua incredibile messe di opere.

La polizia, che non ha trovato tracce di violenza, indica come probabile causa di morte il suicidio, anche perché si sarebbe trovato un biglietto con parole che spiegavano il gesto dello scrittore. Una soluzione permanente a un problema transitorio, come è stato definito il suicidio, l’atto da stigmatizzare nella nostra società. Eppure l’atto che non può più essere imputato a chi l’ha compiuto perché non c’è più, e perché nessuno può sapere quale sia realmente l’inferno nell’animo di chi vive così come di chi sceglie di morire.

Stefano Di Marino, grande appassionato di arti marziali, di film e romanzi di azione e spionaggio, colto autore di cultura popolare, era anche un viaggiatore (sua la passione per l’esotismo orientale) e un affabulatore.

Romanzi, ma anche racconti, saggi, novelle e novellette, manuali, e poi tantissime traduzioni. Il vivere dignitosamente schiacciato dentro una macchina editoriale e una industria culturale che trascura colpevolmente i suoi figli più promettenti e prolifici, costringendoli alle sette fatiche di Ercole (ma bisognerebbe dire di Sisifo) senza mai remunerare l’investimento di tempo, passione, intelligenza e talento a sufficienza per potersi fare una vita serena, tranne che per pochissime fortunate eccezioni.

Stefano Di Marino se ne va a 60 anni precisi, saltando dal balcone di casa sua, nel quartiere della Maggiolina a Milano, proprio nelle ore in cui arrivava un nuovo volume di Segretissimo, il 1660, nelle edicole con “la più grande avventura del Proessionista”, cioè Terra del fuoco, un romanzo in cui l’eroe Chance Renard ha perso la memoria: «Un tremendo evento traumatico ha fatto tabula rasa dei suoi ricordi, e ora lui si ritrova a vagare in stato confusionale, mosso solo da un assoluto, primitivo desiderio di vendetta. Cosa è successo di tanto grave da ridurlo così? Viaggiando alla deriva su una barca, Chance raggiunge le coste della Malesia, dove assume un nuovo nome: Tuan Des, lo Sconosciuto. Ma per quanto il Prof abbia dimenticato i suoi nemici… loro non si sono dimenticati di lui».

Visti i tempi editoriali di preparazione dei romanzi, sicuramente Mondadori avrà ancora qualche inedito da pubblicare, ma il vuoto lasciato da Di Marino sia come scrittore che come persona è enorme.

Noi di Fumettologica lo avevamo intervistato prima della prima ondata di pandemia e ci spiace non avere un’altra occasione per poterlo incontrare e farci raccontare meglio qualcuna delle sue idee e delle sue avventure, reali o fantastiche che fossero.

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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