“The Department of Truth” è la nuova hit di Image Comics

the department of truth image comics tynion

Cole Turner è un’agente dell’FBI specializzato nella mappatura di meme e teorie del complotto. Gran parte del suo lavoro consiste nell’esplorazione di comunità online aderenti all’alt-right e nel cercare di conoscere più a fondo possibile chi crea e diffonde le più strane idee di cospirazioni e piani segreti di controllo della popolazione. Durante un convegno di terrapiattisti è avvicinato da una misteriosa agenzia, il Dipartimento della Verità. Accettato il lavoro propostogli viene a conoscenza della più terribile delle rivelazioni: il tessuto della realtà può essere riscritto, basta che la narrazione convinca abbastanza persone a crederci.

Questa, in sintesi, è la trama di The Department of Truth, il nuovo fumetto di James Tynion IV, già autore di Batman e dell’ottimo Something is Killing the Children, qui coadiuvato ai disegni da Martin Simmonds. Arrivati alla decima uscita possiamo parlare di un successo da oltre 500.000 copie vendute dai singoli numeri, risultato che pone la serie come nuova hit a lungo termine di Image Comics dopo la conclusione di The Walking Dead e la pausa di riflessione di Saga. Oltre alla scrittura efficace e sicura di Tynion e al comparto artistico sopra le righe, il motivo di numeri così importanti è da ricercare nella capacità del concept di intercettare un momento storico decisamente particolare.

Nonostante la gran parte delle teorie del complotto sia in circolo ormai da secoli – sapete chi sono stati i primi a parlare di orge a base di sangue di infante? I romani del Trecento – è indubbio che non se ne sia mai parlato così tanto. Questo non significa che siano più diffuse, anzi.

«Non credo che ci troviamo in una “era del complottismo”. Può sembrare che sia così, perché le teorie del complotto sono molto visibili e al centro dell’attenzione mediatica. Questo però indica che le consideriamo un problema, e dunque ne parliamo così tanto» spiega Michal Butter sulle pagine di Complotti!, forse la migliore voce italiana sull’argomento. 

«La situazione è molto diversa rispetto a duecento o cento anni fa, quando c’erano molte più teorie del complotto di adesso e non erano affatto problematizzate. […] La linea di demarcazione tra il vecchio modello e il nuovo sta proprio tra il maccartismo e l’assassinio di JFK. Fino alla fine degli anni Cinquanta, almeno nel mondo occidentale, le teorie del complotto erano fortemente stigmatizzate – soprattutto come conseguenza della Seconda Guerra Mondiale.»

Ed è infatti dall’assassinio di Kennedy che prende il via The Department of Truth – lo stesso Lee Harvey Oswald è inserito come uno dei personaggi principali – ponendosi come un thriller spionistico fatto di guerre sotterranee tra agenzie segrete. Scavando più profondità oltre la robusta struttura di genere che sostiene lo scorrere degli eventi ci si rende conto di come in realtà la serie voglia raccontare molto del nostro tempo, della potenza della narrazione e di come la nostra realtà sia un costrutto meno stabile di come lo pensiamo.

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Probabilmente, senza l’inesauribile supporto di forum online alla 4chan, una trollata come la presidenza Trump non sarebbe mai diventata realtà. La produzione continua di meme e di bizzarre narrazioni come quella legata alla nazione del Kekistan hanno permesso a uno scherzo di cattivo gusto di diventare parte integrante dello scenario geopolitico mondiale. La volontà di “vedere solo il mondo bruciare” ha scombussolato l’intera comunicazione politica, ha venduto a prezzi folli croste incredibili, ha dimostrato la fragilità della Borsa e salvato 3.500 cuccioli di gorilla.

Si tratta della dimostrazione di quanto sia facile inclinare la realtà. Dopotutto quasi cent’anni fa una fake news nata tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 gettava i semi per la Seconda guerra mondiale. Era solo una questione di tempo prima che qualche scrittore decidesse di trarne una narrazione a sua volta inevitabilmente intrecciata con la realtà.

In passato ci avevano pensato anche Alan Moore e Grant Morrison, parlando del linguaggio come di un magia in grado di cambiare il mondo. Delle idee dello scrittore di Northampton ne aveva scritto anche John Higgs, cercando di descrivere l’approccio magico alla realtà della band KLF. Quello che mancava in tutti questi esempi era un’adesione totale al contemporaneo e una prospettiva globale, slegata dal proprio vissuto.

In The Department of Truth ogni teoria del complotto trattata e inserita come parte integrante della sceneggiatura è ben presente anche sulle pagine delle testate giornalistiche che leggiamo tutti i giorni. Tynion IV si limita a tracciare una sorta di invisibile fil rouge tra i vari picchi di follia rintracciabili anche senza scendere troppo in profondità nel web. Questo andamento ambiguo – dove inizia la finzione e dove la realtà? – è reso alla perfezione dalla scelta di Simmonds alle tavole.

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Il tratto del disegnatore è pesantemente influenzato da autori come Bill Sienkiewicz, Ben Templesmith, Kent Williams e Jock. Tutti fumettisti dotati di un tratto pittorico sfumato e vaporoso, dove le forme vanno spesso a confondersi in una massa ambigua e confusa. Per quanto il risultato sia talvolta pesante e poco invitante alla lettura – spesso non abbiamo neppure a che fare con tavole di fumetto quanto con illustrazioni – la scelta premia comunque il risultato finale. A dispetto del nome del Dipartimento per cui lavorano, gli agenti protagonisti non sono inscrivibili chiaramente a buoni o cattivi e in genere tutto nella serie è ambiguo ed elusivo.

Al netto di questo aspetto The Department of Truth è comunque un ottimo fumetto, anche se l’entusiamo clamoroso che arriva da oltreoceano non è del tutto motivato. Il problema principale è quella che verrebbe da definire come “sindrome da HBO”, ovvero quella tendenza del fumetto seriale statunitense di scimmiottare la scrittura televisiva non appena gli argomenti si fanno un filo più maturi. Un vizio che si trovava già nello Scalped di Aaron e Guéra e proseguiva su testate diverse come Black Monday di Jonathan Hickman e Tomm Coker.

Anche su queste pagine, nonostante la scelta di un disegnatore coreografico e barocco come Simmonds, sono pochissime – nessuna? – le scelte di narrazione legate indissolubilmente alla parte grafica e irripetibili fuori dal linguaggio d’origine. In questo senso stiamo leggendo un fumetto, ma potrebbe essere benissimo un film o una serie in streaming.  

the department of truth

Rimanendo in contesti da horror thriller adulto basti vedere l’approccio totalmente diverso di Gideon Falls, dove molto spesso l’intero peso della narrazione è caricato sulle spalle delle tavole di Andrea Sorrentino e dei suoi esperimenti sulla struttura del layout. Su queste pagine l’unico guizzo lo si ha, paradossalmente, con il disegnatore ospite Tyler Boss (Quattro ragazzini entrano in una banca) sul numero sette. Il suo stile asciutto e volutamente piatto regala momenti di terrore assoluto, riuscendo a unire i richiami retro di Chris Samnee con il disturbante di Al Columbia.

Verrebbe da chiedersi cosa ne sarebbe uscito se James Tynion IV si fosse concentrato di più sul linguaggio fumetto che sulla sua scrittura. Probabilmente una serie di momenti dal potenziale evocativo enorme – come le mura di ghiaccio alla fine del mondo – non sarebbero state schiacciate in mezza paginetta. Ci sarebbero state meno didascalie e più informazioni, mentre le sensazioni sarebbero state veicolate tramite le immagini. Questo non toglie che si tratti comunque di una serie da seguire, anche solo per il coraggio con cui affronta di petto tematiche calde.

L’idea di partire dal tema della cospirazione per finire a parlare del potere di alterare il tessuto della realtà da parte delle narrazioni – chiamiamole iperstizioni o, più semplicemente, magia – rimane incredibilmente affascinante, e l’averlo calato in un contesto da spy story è un’intuizione quantomeno felice. Le ottime vendite sono un grosso segnale di come il pubblico sia sensibile a una serie in grado di riflettere praticamente in tempo reale su fatti di cronaca quotidiana, nonostante una messa in scena non proprio digeribile da tutti.

The Department of Truth 1
di James Tynion IV e Martin Simmonds
Image Comics, marzo 2021
brossura, 144 pp., colore
10,95 € (acquista online)

Leggi anche: Orrore rurale e shonen manga: “Something Is Killing the Children”

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