“Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli”, il fantasy in versione Marvel

recensione shang-chi e la leggenda dei dieci anelli film marvel

Un’ideale e sommaria recensione di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli potrebbe essere così: se vi piacciono i film Marvel, è molto probabile che apprezzerete anche questo e che vi divertirete dall’inizio alla fine; se invece li detestate, qui troverete un’ulteriore conferma per continuare a farlo.

Perché la pellicola diretta da Destin Daniel Cretton (Il castello di vetro, Il diritto di opporsi) sembra essere stata prodotta con il pilota automatico, inserendo in un computer tutti gli elementi necessari per realizzare un nuovo “classico Marvel”, ricavati da ormai oltre 10 anni di esperienza nel settore dei blockbuster. Solo però con un’ambientazione diversa dal solito – una Cina dalle atmosfere fantastiche – e personaggi inediti.

Il film ha infatti per protagonista un nuovo eroe, Shang-Chi, figlio di uno dei più grandi ed efferati conquistatori della storia cinese, che però ha deciso di ribellarsi al proprio genitore per seguire una propria strada e rifarsi una vita negli Stati Uniti. Almeno finché il suo retaggio non tornerà a chiamarlo, conducendolo in un mondo pieno di potenti e misteriosi guerrieri e creature incantate.

Per il resto, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli segue il solco già tracciato dai precedenti film del Marvel Cinematic Universe, con tutti gli ingredienti necessari a produrre un nuovo successo commerciale: c’è l’eroe con super-problemi, interpretato da Simu Liu, che – nella più classica delle origin story – compie il proprio percorso di crescita e definizione; un cattivo tormentato (con le fattezze del grande Tony Leung) che viaggia in bilico sul confine fra bene e male; la spalla comica che alleggerisce le situazioni più drammatiche (e che è interpretata da una vera commediante, Awkwafina); tanta azione; effetti speciali à gogo; epicità quanto basta.

Anche questa volta, inoltre, i Marvel Studios hanno tentato un’incursione nel cinema di genere. Se per esempio Captain America: Il primo Vendicatore era un film di guerra, Ant-Man una commedia, Captain America: The Winter Soldier un thriller politico, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli – almeno dall’intervallo in poi – è un vero e proprio film fantasy, popolato di draghi, creature fantastiche ed elementi magici che non richiedono spiegazioni per risultare credibili.

Se potevano poi esserci difficoltà nel presentare al pubblico contemporaneo un personaggio mai come in questo caso figlio dei suoi tempi – nato sulle orme del successo di Bruce Lee – la soluzione è stata molto semplice: fare tabula rasa. Del resto, anche nei fumetti Shang-Chi è praticamente scomparso dagli anni Ottanta in poi, se non in ruoli da comprimario.

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Così, del maestro del kung fu protagonista di storie di spionaggio dai toni realistici negli anni Settanta rimane qui ben poco. Giusto il nome, l’origine cinese, la grande abilità nelle arti marziali e il fatto di essere figlio di un pericoloso terrorista. In più, dotandolo di un background fantastico e di un’arma magica, è stata compiuta una piccola rivoluzione per rendere il personaggio credibile per le sue prossime apparizioni in un universo narrativo ad alta spettacolarità popolato di stregoni supremi, divinità nordiche e androidi senzienti. Un ambiente in cui lo Shang-Chi originale avrebbe fatto molta più fatica a calarsi, probabilmente.

Esasperando il proprio conservatorismo stilistico e contenutistico, i Marvel Studios sembrano così essere riusciti ancora una volta nel loro intento: creare un film che riesce a intrattenere per due ore abbondanti con la sua azione non-stop, che offre un’originale variazione in stile Miyazaki sul solito tema supereroico e che arricchisce l’universo cinematografico di un nuovo (probabilmente importante) tassello.

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