“Y: L’ultimo uomo” e le persone transessuali

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C’è un aspetto che Y: L’ultimo uomol’adattamento televisivo del fumetto di Brian K. Vaughan e Pia Guerra – ha finora evitato di affrontare. Nella serie, che parte dalla premessa distopica che tutti gli uomini del pianeta siano scomparsi tranne uno, Yorick, non si fa riferimento alle persone transessuali. Nel fumetto, anche se non sono presenti personaggi transessuali, viene detto che alcuni uomini sono sopravvissuti perché privi del cromosoma Y.

Charlie Jane Anders è una scrittrice di fantascienza, fantasy e narrativa young adult (ha vinto diversi premi di settore, tra cui un Hugo, un Nebula e un Locus) che ha preso parte alla lavorazione della serie e ha parlato di questo tema nella propria newsletter, spiegando come la propria transessualità abbia plasmato la percezione che aveva del fumetto.

«La nozione che uccidere tutti quelli con il cromosoma Y significhi uccidere tutti gli uomini ignora il fatto che molte donne hanno un cromosoma Y, e molti uomini non ce l’hanno» scrive Anders. «E che il genere e la biologia sono questioni molto più complicate di quanto pensiamo. Dobbiamo fare in modo che la liberazione di una persona non causi l’oppressione di un’altra.»

Anders racconta che la showrunner della serie, Eliza Clark, era intenzionata a inserire personaggi transessuali e non-binari senza per questo rendere la loro identità di genere l’unica loro caratteristica narrativa. «Quando mi sono unita al gruppo di lavoro», scrive Anders, «ho capito che dovevamo ascoltare i pareri di altre persone transessuali». Così, ha invitato Aydin Olson-Kennedy, rappresentante del Los Angeles Gender Center, per raccontare agli sceneggiatori la propria vita e le proprie esperienze, per poi coinvolgere Nick Adams, direttore della rappresentazione transgender del GLAAD (organizzazione statunitense finalizzata nel promuovere e garantire un’accurata rappresentazione delle persone LGBTQ+), affinché leggesse le sceneggiature. «Non volevano includere nulla che suggerisse che cromosomi=destino.»

La paura di Anders era che la serie potesse diventare un prodotto contenente ideologie TERF, una frangia estremista del movimento femminista che non considera le donne transessuali delle vere donne e reputa un corpo femminile soltanto quello nato con i cromosomi XX. «Per fortuna, tutti quelli che hanno lavorato a Y: L’ultimo uomo sono stati incredibilmente comprensivi e attenti nell’assicurarmi che io ero lì come sceneggiatrice, non come rappresentante della comunità transessuale. Che è come dovrebbe essere: dovremmo contribuire con tutto quello che siamo, non soltanto con la nostra parte marginalizzata.»

«Quando aggiorni una storia amata ma problematica, non dovresti scegliere tra risolvere i problemi e preservare le cose che ami» scrive Anders. «Puoi essere sicura che espandere il mondo per includere tutti coloro che sono stati esclusi migliorerà la storia, e che mettere in discussione le ipotesi alla base della storia porterà a una versione più intelligente. Y: L’ultimo uomo è un esperimento mentale che pone grandi domande sul genere e sulla natura umana, e l’inclusione di più variabili rende l’esperimento solo più robusto.»

La testimonianza di Anders sembra però contraddire quanto aveva detto la showrunner Eliza Clark lo scorso agosto, durante una presentazione organizzata dalla Television Critics Association. «Non è la mascolinità di Yorick a renderlo diverso – è il suo cromosoma Y. Il genere non corrisponde ai cromosomi» ha spiegato Clark. «E quindi, nel mondo della serie tv, ogni mammifero con un cromosoma Y muore. Sfortunatamente, questo significa che anche alcune donne, persone non-binarie, intersex o affette dalla sindrome da insensibilità agli androgeni [persone con corredo cromosomico XY sviluppano caratteri sessuali femminili] muoiono. Abbiamo creato un prodotto che afferma che le donne trans sono donne, che gli uomini trans sono uomini e che le persone non-binarie sono non-binarie, ed è parte della ricchezza del mondo in cui abbiamo ambientato le storie.»

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