“Una zanzara nell’orecchio”, storia di un’adozione

Pubblicato da Einaudi all’interno della collana Super ET, Una zanzara nell’orecchio: Storia di Sarvari è il nuovo graphic novel realizzato dal versatile Andrea Ferraris, nato disneyano e poi passato ad alcuni lavori dall’ambientazione fortemente storico-sociale, come Churubusco per Coconino Press, La lingua del diavolo e La cicatrice per Oblomov. Questa volta l’autore affronta l’avventura dell’adozione di una bambina indiana vissuta realmente da lui stesso e dalla propria compagna.

zanzara orecchio andrea ferraris

Un’adozione felice, come recita la breve nota in quarta di copertina, tra lo spoiler e la rassicurazione al possibile lettore. Sì, perché questa storia definita «dolce e piena di vita che parla la lingua universale dell’amore» è proposta da Ferraris come un viaggio nell’incognito dell’esperienza genitoriale adottiva con un’autoironia e una leggerezza possibili solo grazie al fatto che l’esperienza ha avuto un finale felice per tutti.

Questa dichiarazione di voler presentare una favola moderna che scaturisce dalle scelte importanti della vita e scardina il concetto di normale quotidianità – cosa che ricorda molto un certo filone della cinematografia d’oltralpe, da Il favoloso mondo di Amelie di Jeunet a L’arte del sogno di Gondry o all’emblematico I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller – si pone programmaticamente come un’alterità valoriale nei confronti di narrazioni definite realiste in virtù di toni assai più drammatici, come per esempio nel film dedicato a un’adozione assai travagliata trattata con toni vibranti come La guerra di Mario di Capuano.

Come già sperimentato da Leo Ortolani con il suo Due figlie e altri animali feroci, l’avventura psicologica e sociale dell’adozione è narrata in prima persona con una vena di realismo comico-surreale in questo caso arricchita – forse fin troppo – di quell’autoironia diventata un po’ un cliché che gli autori di fumetti mettono in campo quando vogliono parlare di sé stessi come esseri inadatti alla vita da adulti.

In Una zanzara nell’orecchio Andrea Ferraris mette in campo gran parte delle soluzioni offerte dalla vocazione antinaturalistica del fumetto comico ricorrendo a una ricca messe di metafore grafiche e di – scusate la parola – ecfrasi rovesciate che tendono verso alcuni soluzione tipiche dell’animazione, del fumetto delle origini e delle strip, da Schulz a Watterson. Anche la divisione dell’uso del colore – dalla monocromia, alla bicromia sino al perfetto uso dei colori pieni – usato per sottolineare le tre parti che emotivamente e temporalmente compongono l’opera rispecchia, in qualche modo, il gioco delle “virature” come espediente psicologico utilizzate dal cinema muto, come parte del repertorio classico dell’impressione del visivo.

Però ciò che emerge maggiormente da questo lavoro è la dichiarazione reiterata dall’autore sulla non essenzialità di un proprio ruolo attivo. Infatti non incontriamo Ferraris se non nella veste di spettatore attonito e narratore stupito che vive il proprio tentativo di paternità tra mille dubbi e paure. Un antieroe che ricorda la figura del sognatore Paolo Panelli/Ercolino nei caroselli Galbani a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, trascinato in questa avventura della vita dalla pressione sociale ma soprattutto dalle figure femminili che sono le vere eroine  del racconto.

In particolar modo la sua compagna – e poi moglie – Daniela, che è il vero deus ex machina della storia reale e quindi della narrazione, sia forzando nel mettere in moto il meccanismo della decisione e dell’attuazione di provare la strada dell’adozione, sia nella gestione della trafila burocratica e poi nell’accollarsi quasi totalmente il peso emotivo e fisico dell’attesa e delle inevitabili difficoltà sul campo nel farsi accettare come amorevoli genitori. Difficoltà che possono durare per un tempo non prevedibile quando si tratta, pur con le migliori intenzioni del mondo, di far abbandonare a una bambina di pochi anni – in questo caso la dolce e inconsolabile piccola indiana Sarvari – la sua pur difficile normalità di orfana, ma amata e al sicuro in un Istituto per portarla in un altro contesto familiare e in altro continente. 

L’adozione in questo caso diventa quindi una faccenda totalmente al femminile. Non bisogna dimenticare anche il ruolo delle “sister” che per prime si sono occupate di Sarvari e che supporteranno i primi momenti, assai delicati, del “passaggio” della piccola dall’Istituto alla coppia italiana. Il nostro Andrea si ritaglia un ruolo dove volutamente, con una dose di auto-indulgenza, è calcata la mano sulla sindrome maschile dell’eterno Peter Pan che si riscatta raccontando, come un cronista catapultato suo malgrado in mezzo a un avvenimento più grande di lui, tra una semiseria autocritica e una cavalcata sulle montagne russe di un’esperienza commendevole, una storia a lieto fine.

zanzara orecchio andrea ferraris

Questo graphic novel avrebbe potuto anche essere l’occasione per Ferraris di affrontare, tra il serio e il faceto, l’idea del graphic reportage restituendoci alcuni aspetti della vita quotidiana di una grande città del sub continente indiano. Purtroppo a questa parte viene dato uno spazio limitato, con alcune situazioni dal sapore classicamente turistico che hanno la funzione di “normalizzare” l’esperienza, soffocata dalla linea di narrazione principale e da una non volontà strutturale, favorendo un approccio sentimentale nella lettura di un’epopea comunque familiarmente privata, di un approfondimento sul rapporto tra il mondo sociale e culturale degli adottanti e quello dell’adottato. 

Eppure quelle pagine, ricche del lavoro sul colore dell’indispensabile Daniela e di uno sguardo allargato sulla realtà e sul pensiero di un’altra civiltà, sono tra le più riuscite e incisive del libro, forse anche aiutate da una possibile documentazione fotografica, perché contribuiscono a far uscire la narrazione dalla celebrazione percepita come necessaria, senza dubbio catartica, di quell’evento centrale per la vita del nucleo familiare. La descrizione del mondo di Sarvari, interiore ed esteriore, è la chiave per trasformare una storia di passione privata in quella universalità non solo mossa dal cuore e dall’anima ma anche sul piano dei valori culturali e delle azioni concrete.

Nonostante questo libro sia tutto giocato per scelta sugli stati d’animo, sulle ansie e sulle paure che solo l’amore può sconfiggere, crediamo che l’opera sia stata in primis pensata e indirizzata come un tributo memoriale alla stessa Sarvari. Ad esso va comunque il merito di seguire senza cedimenti una rotta alterna e poco esplorata in Italia, non priva di rischi connessi alla fragilità complessiva del contenuto, che in fondo riesce a lasciare nel lettore la sensazione di una lettura piacevole, dove se non è possibile immedesimarsi è invece possibile coinvolgersi.

Abituati come siamo a narrazioni grafiche di carattere biografico o sociale in cui dramma e tragedia imperversano, siamo spinti a considerare opere di questo tipo come in qualche modo “minori”, racconti da occidentali borghesi che vogliono colmare il loro senso di vuoto familiare e di colpa nei confronti dei meno fortunati. In questo caso non è così. La scelta di Einaudi di pubblicare e promuovere un graphic novel “leggero e felice”, di buona fattura ma che non sempre riesce a tenere alta l’attenzione nonostante l’esperienza e il “mestiere” dell’autore nell’uso delle trovate sceniche, sembra un tentativo di ricercare un mercato e un pubblico “alternativo” agli editori specializzati e formare un pubblico disposto a farsi lambire da un impegno mitigato. 

In ragione di ciò, questa storia esemplare ricca di forza e di tenerezza, con tutti i suoi limiti (l’abuso di stereotipi di genere e di autoironia) ed i suoi pregi (l’estrema facilità di lettura e la volontà di rendere paradigmatica un’esperienza di grande spessore personale e valoriale) potrebbe diventare una piccola pietra miliare di un mercato del fumetto che possa far convivere qualità narrative, un minimo di impegno sociale e nuove fasce di lettori.

Una zanzara nell’orecchio
di Andrea Ferraris
Einaudi, maggio 2021
brossura, 136 pp., colore
14,50 € (acquista online)

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