“Burn the Witch” di Tite Kubo, un fantasy derivativo che non convince

burn the witch

Burn the Witch, il nuovo manga di Tite Kubo, amplia l’universo creativo di Bleach, il precedente lavoro dell’autore, con l’intenzione però di risultare fruibile anche da chi non ha mai letto l’opera originaria.

Il fumetto è nato come one-shot nel 2018, ma è stato promosso poi a serie regolare, con la particolarità di essere pubblicato nel format a stagioni: i suoi capitoli non hanno un’uscita regolare e stabile, bensì ciclica. La prima stagione della serie, composta da quattro capitoli, è arrivata in Italia con il primo volume pubblicato da Panini Comics.

Il manga prende il via con un’immediata dose di azione, nel mezzo di un dinamico combattimento tra le due protagoniste – le streghe Noel Niihashi e Ninny Spangcole – e uno spirito. La storia si svolge nell’ala ovest della Soul Society (il mondo degli spiriti già conosciuto in Bleach), nella cosiddetta Londra Inversa. Draghi e creature fantastiche della Soul Society sono responsabili di molte morti nella Londra del mondo reale. Sono invisibili alle persone normali, ma Ninni e Noel sono in grado di vederle e hanno il compito di tenerle a bada.

La spiacevole impressione iniziale è quella di trovarsi a leggere i capitoli intermedi di una lunga serie già iniziata, nonostante non ci siano personaggi di Bleach ma solo un più ampio mondo condiviso. Dopo lo scontro del primo capitolo – che sarebbe stato buono come divertissement fine a se stesso – nelle pagine successive l’autore passa a introdurre un contesto più complesso e un cast di altri personaggi, ma lo fa in maniera svogliata, senza dare al tutto particolare spessore e solidità.

burn the witch

Complice l’ambientazione britannica e un’estetica diversa dalle premesse di Bleach, che molto attingeva dalla tradizione folkloristica nipponica, Burn the Witch è un manga dalla vocazione più internazionale e dall’impronta fantasy più tradizionale (c’è pure – sia in copertina che addosso alle protagoniste – un tartan scozzese che fa molto Harry Potter). Il character design delle protagoniste è intrigante, frutto di un segno che quando vuole sa essere efficace, dai vaghi rimandi a una estetica anni Ottanta, che talvolta ha la pecca di essere particolarmente approssimativo o pigro nella rappresentazione di comprimari e sfondi. 

In linea con una contemporanea tendenza a rendere “fluidi” gli shonen manga, le protagoniste sono due donne che compiacciono i lettori maschi con un po’ di fan service grazie alle loro pose audaci, ma che incarnano anche una attitudine più femminista rispetto alla muscolarità degli shonen del passato.

Nel complesso, Tite Kubo pare goffamente indeciso tra la necessità di affidarsi a un contesto consolidato, sfruttando un worldbuiling già rodato, e la voglia di creare invece qualcosa di diverso, magari anche con l’intento di raccogliere nuovi e più giovani lettori. Insomma, quando si tratta di storie a stagioni e di universi condivisi, Tite Kubo avrebbe qualcosa da imparare da uno come Hirohiko Araki.

Dunque Burn the Witch risulta poco più di uno spin-off, una manga con poca personalità, una lettura che almeno non mancherà di soddisfare gli appassionati di Bleach. Da parte di Kubo c’è un tentativo di rinnovarsi fin troppo blando, che sta più nella forma che nella sostanza e finisce per inciampare in facili stereotipi del genere (draghi, tartan) o derivati dal suo lavoro precedente.

Burn the Witch 1
di Tite Kubo

Panini Comics, agosto 2021
brossura, 264 pp., b/n
4,90 €
(acquista online)

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