“Midnight Mass”, la serie horror di Netflix che riflette sulla vita e sulla morte

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Punto più alto, almeno finora, del percorso artistico di Mike Flanagan, regista e autore di film horror come Oculus e Ouja, Midnight Mass è una miniserie prodotta da Netflix. Un’opera che si muove all’interno del genere scardinandone le regole di base per raccontare il desiderio ossessivo di riscatto e di rinascita.

Crockett Island è un’isola (immaginaria) di fronte allo stato di Washington in cui vivono solo 127 persone. Qui fa ritorno Riley dopo aver scontato una pena detentiva per aver ucciso una donna mentre era ubriaco alla guida della sua auto. Il senso di colpa lo perseguita e il ritorno a casa, il confronto con il padre e l’incontro con Erin – la sua ex fidanzata ora incinta (ma il padre è fuggito) – non gli restituiscono la serenità di cui è alla ricerca. Nel frattempo, arriva un nuovo prete, e con lui cominciano ad accadere cose strane, inquietanti e inspiegabili. 

Flanagan è un regista, sceneggiatore e montatore attivo sin dal 2000, quando esordì con Makebelieve. Sin dall’inizio si è posto nei confronti delle sue storie in termini chiari e incontrovertibili: l’autore è interessato a indagare i rapporti con la dimensione spirituale della nostra vita, con quella parte irrazionale e affascinante che, talvolta, assume forme inquietanti. Il suo percorso, inevitabilmente, lo ha portato, anche per suo amore dichiarato, verso il genere horror, che ha sviscerato con opere non sempre all’altezza, film quali Oculus, Somnia o Oujia. La gavetta gli ha permesso di acquisire grandi competenze tecniche e lucidità nel modo in cui le sue storie sono messe in scena.

Questo appare particolarmente evidente con Il gioco di Gerald (2017), tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Qui, Flanagan ha dimostrato di sapere mescolare con sagacia la dimensione orrorifica con quella più sociale, reale, tangibile. Questo dialogo proficuo è diventato la base da cui Flanagan ha intrapreso un percorso che, tra serie televisive e cinema, lo ha portato a essere considerato tra gli autori più interessanti del momento. Quello di Flanagan è un universo narrativo fatto di sistemi, spesso collegati fra loro. 

Più di recente, Flanagan ha creato The Haunting – serie antologica al momento composta da due stagioni (Hill House e Bly Manor) e disponibile sempre su Netflix – per poi dedicarsi a Midnight Mass. In mezzo ha diretto Doctor Sleep, nuovamente tratto da Stephen King, sequel del celebre The Shining.

E Mike Flanagan ha più di un debito di riconoscenza verso l’opera di Stephen King. A lui si è ispirato, e da quel magma oscuro che è l’opera dell’autore di It si è mosso per trovare la sua strada. Midnight Mass è profondamente kinghiano senza essere tratto da Stephen King. Ma è anche la summa del cinema di Flanagan, la sua creatura più equilibrata e coinvolgente. Quella in cui emerge, con forza, il suo desiderio autoriale.

Riley torna a casa esattamente come Danny – in Doctor Sleep – torna nell’Overlook Hotel per fare i conti con il proprio passato. Quello che Midnight Mass mette in scena è un desiderio collettivo di riscatto. Quello di Riley è il più ovvio, ma questa miniserie composta da 7 episodi, ciascuno con un titolo che si riferisce a qualche elemento della religione cattolica (Genesi, Salmi, Proverbi, Lamentazioni, Vangelo, Atti degli Apostoli e Apocalisse), ha il grande pregio di dare spessore a tutti i personaggi. Anche quelli meno scontati.

Tutti hanno la giusta profondità, tutti hanno una backstory intrigante che ben si lega alla storyline principale. Tutti, in misure e forme diverse, desiderano riscattarsi, cambiare il corso della propria, misera esistenza. Tutti sperano in una seconda occasione e, nella vita di tutti i giorni, reiterano questa speranza nei riti cattolici. Ciò che avverrà a Crockett Islands sarà terribile, drammatico e drastico, ma darà loro una prospettiva giusta sul senso della vita. 

Se vi aspettate una serie horror che vi faccia saltare dalla poltrona, con ritmi frenetici e sangue a frotte, budella e carne maciullata, lasciate perdere Midnight Mass. L’atmosfera e i ritmi sono quanto di meno ci si possa aspettare da una serie horror contemporanea. Flanagan ha avuto il coraggio – in virtù, forse, di una maggiore indipendenza creativa – di fornire alla serie il giusto ritmo, che non è convulso. 

Midnight Mass è una serie dove i dialoghi sono tanti e molto lunghi, ma è da essi che emerge la sua forza, nonché il suo senso. E il suo senso ha a che fare sì con il riscatto ma anche con la morte intesa come fine assoluta. Cosa avviene dopo la morte, si chiedono i personaggi. Una domanda a cui, con un monologo finale, prova a dare una risposta Erin.

Il senso di Midnight Mass sta proprio lì: in quel finale così intenso, in quelle parole così dolci, amare eppure importanti. Midnight Mass, nascondendosi dietro il genere horror e usando la sovrastruttura cattolico-cristiana come strumento allegorico, ci dona una riflessione sul senso della fine e, proprio per questo, su quanto sia prezioso ogni istante di quel mistero affascinante che chiamiamo vita.

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