Perché il Superman bisessuale è coerente con i nostri tempi

superman bisessuale

Da alcuni giorni tutto il mondo sembra parlare quasi soltanto di Superman. E, per una volta, non per un film in uscita, né tantomeno – sarebbe troppo clamoroso – per un fumetto, ma per una notizia che potremmo definire “di costume”: suo figlio – che ha preso a sua volta il ruolo di Superman – è bisessuale.

Ad annunciarlo è stata la stessa DC Comics l’11 ottobre, in occasione del Coming Out Day, attraverso un’esclusiva concessa al New York Times. Nel quinto numero della serie Superman: Son of o Kal-El, in uscita negli Stati Uniti a novembre, Jonathan Kent – figlio di Clark e Lois Lane – inizierà così una relazione con il giovane giornalista Jay Nakamura (tale padre, tale figlio).

La scena in questione – sceneggiata da Tom Taylor per i disegni di Josh Timms – si materializzerà soltanto fra qualche settimana, ma il fatto in sé ha già catalizzato l’attenzione di media e lettori, portando a considerazioni in alcuni casi aberranti, al limite – se non proprio all’interno – dell’omofobia. Perché Superman può ringiovanire, invecchiare, diventare cattivo, reaganiano, mormone, persino comunista. Ma bisessuale proprio no. E questo anche se in realtà in questo caso non si tratta del Superman creato nel 1938 da Jerry Siegel e Joe Schuster, ma di suo figlio diciassettenne.

Si tratta di una scelta forzata, ha decretato il popolo dei social ancora prima di leggere il fumetto in questione. O addirittura conformista, fatta per seguire una moda. C’è anche chi ha parlato di invasione o chi ha dato la “colpa” all’attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden, reo di essere più progressista del suo predecessore Donald Trump. Ma la decisione di DC Comics ha fatto schierare anche personalità più illustri.

Tra i contro si è schierato per esempio Dean Cain, interprete di Kal-El nella serie tv degli anni Novanta Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman. «Se l’avessero fatto 20 anni fa, forse sarebbe stato audace o coraggioso» ha dichiarato l’attore. «Ma sarebbe stato più coraggioso farlo combattere per i diritti dei gay in Iran. […] Oggi nel mondo ci sono tanti mali reali, corruzione e governi che si spingono troppo oltre. Sarebbe fantastico occuparsi di quelle questioni. Mi piacerebbe vedere il personaggio fare questo.»

A Cain ha subito replicato in modo ironico George Takei, interprete della serie classica di Star Trek, che il suo coming out l’ha fatto nel 2005: «Così a quanto pare Dean Cain è turbato perché il nuovo Superboy [sic] dei fumetti è bisessuale. Io ero turbato per il fatto che Dean Cain fosse etero, ma lui me l’ha fatto passare».

Un Superman per tutte le stagioni

In Italia, è intervenuto sull’argomento anche il divulgatore scientifico e YouTuber Adrian Fartade, che ha provato a spiegare la situazione in modo semplice e schematico, specificando anche cose apparentemente ovvie: «Non è questione di moda, ma di libertà di raccontare molte più storie ora di quanto un tempo non succedeva. Fino a recentemente sarebbe stato impensabile non perché nessun autore voleva ma perché era molto meno accettato sia da chi produce fumetti che dai lettori. Ora sta cambiando finalmente e possiamo riflettere la diversità umana anche nei fumetti in maniera più bella e vera. […] Avere rappresentanza è molto importante anche per avere esempi di qualcosa di simile a sé crescendo».

Il nocciolo della questione sta proprio qui: la rappresentanza. «Ho sempre detto che chiunque ha bisogno di eroi e merita di rivedersi nei propri eroi» ha affermato Taylor, lo sceneggiatore della serie dedicata a Jonathan Kent. «Per tante persone, vedere il supereroe più forte dei fumetti fare coming out è qualcosa di incredibilmente potente.»

In questo il personaggio di Superman sembra essere davvero perfetto, e negli ultimi tempi l’abbiamo visto anche in versione cinese e afroamericana, oltre che adolescente. Come scritto qualche tempo fa da Andrea Fiamma, «Superman, da decenni simbolo monolitico e onnicomprensivo, è diventato un’icona frantumata in tante forme diverse, in risposta – più o meno consapevole – ai mutamenti sociali. Il Superman di una volta andava bene per tutti, era la grande band che dominava le classifiche, ora ogni versione occupa una nicchia diversa per assecondare i gusti di altrettante platee».

D’altra parte, come ha fatto notare il nostro direttore Matteo Stefanelli – interpellato da Rai Radio 1 sulla questione – «Superman è un’icona un po’ più pedagogica, quindi ci sta per lui di prendere le parti di minoranze». Kal-El è il più puro fra i supereroi americani, il boyscout per eccellenza, ed è più adatto di altri in questo momento storico a incarnare un tema come quello della rappresentanza.

Infine c’è la questione comunicativa: Superman è anche il primo e probabilmente il più famoso dei supereroi nel mondo, e di conseguenza è più facile che una notizia a suo nome faccia rumore. Negli ultimi tempi, per esempio, DC Comics aveva già fatto intraprendere una svolta queer a Tim Drake (Red Robin) e Jonathan Hyde (Aqualad), ma nessuno dei due aveva sollevato tanto chiacchiericcio – e creato polemica – quanto Superman.

Seguire il pubblico

Ma c’è di più. Negli Stati Uniti, la tendenza degli ultimi anni è ormai chiara: da tempo ormai i comic book di supereroi vendono sempre meno e sono stati di recente surclassati dai manga. Senza dimenticare anche il grande successo dei graphic novel per ragazze e ragazzi nelle librerie, con autrici come Reina Telgemeier in grado di attirare un pubblico più giovane e allo stesso tempo di primeggiare nelle classifiche di vendita (non solo dei fumetti).

Insomma, mentre il pubblico dei supereroi statunitense diventa in media sempre più anziano e conservatore, confinato in una nicchia – e oltranzisticamente orgoglioso di stare in quella nicchia –, ci sono altri fumetti che negli Stati Uniti riescono a intercettare un pubblico più giovane (anche parecchio di più, se pensiamo al fenomeno Dav Pilkey con il suo Dog Man). E si tratta di fumetti che rappresentano in modo spontaneo la società per quello che è oggi, persino quando si tratta di storie fantasy o di fantascienza: varia e multiculturale.

Al tempo stesso, alcune tematiche di carattere quotidiano che per una parte del pubblico dei fumetti di supereroi sembrano essere tabù – come il razzismo e la sessualità, che vengono interpretate dagli adulti forse in modo più pruriginoso che dai ragazzi – qui hanno trovato più facilmente la loro casa negli ultimi anni.

Con la reattività di un pachiderma, negli ultimi tempi sia DC che Marvel Comics si sono accorte di questi cambiamenti e sono corse ai ripari. Nel tentativo di provare a cavalcare questa ondata, le due case editrici stanno diversificando sempre di più i propri prodotti, proponendo a loro volta collane di graphic novel young adult e andando alla ricerca di un nuovo pubblico con un identikit preciso: più giovane, più aperto, più smaliziato.

Lo stesso Jonathan Kent, nella sua ancora breve carriera da Superman, si è già occupato di problematiche contemporanee che sembrano preoccupare più i giovani che gli adulti come i cambiamenti climatici, la deportazione dei rifugiati e le sparatorie nelle scuole. Tutto questo mentre suo padre continua in ogni caso a salvare l’universo dalle solite minacce di proporzioni cosmiche.

Insomma, se oggi c’è un Superman adolescente, che addirittura si dichiara bisessuale, è perché c’è un pubblico potenzialmente interessato a leggerne le avventure. E soprattutto perché c’è un nuovo segmento dell’editoria a fumetti in cui tutti hanno voglia di inserirsi, figuriamoci il primo dei supereroi.

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