“Epiphania” di Ludovic Debeurme: xenofobia, migrazioni e mostri giganti

Dopo i graphic novel Lucille e Renée, grazie ai quali si era affermato come uno dei più raffinati narratori della bande dessinée contemporanea, con la trilogia di Epiphania Ludovic Debeurme è tornato a esplorare i problemi dell’adolescenza ma soprattutto dell’integrazione nella società, calandoli stavolta in un contesto estremo e fantastico. Mettendo da parte il realismo più crudo a cui aveva abituato i lettori, l’autore si è così lanciato in audaci digressioni su un mondo distopico e catastrofico, popolato da creature mostruose e destinato alla rovina.

Lo scenario che fa da sfondo alle prime pagine di Epiphania è quello di una città apparentemente normale, nella periferia americana. Dopo alcuni eventi cataclismatici, sulla Terra spuntano misteriosamente fuori da giardini, marciapiedi e strade dei feti dall’aspetto per metà umano e per metà bestiale, che vengono ribattezzati “mixbody”. Questi bambini trovano spazio a fatica nella società, non senza doversi scontrare con forti discriminazioni e violente tensioni sociali, poiché temuti e disprezzati per il loro aspetto alieno e inquietante.

Il protagonista di Epiphania è Koji, un mixbody adottato e cresciuto dal giovane e spaesato musicista David. I problemi di Koji sono gli stessi di bambini e ragazzini di oggi, tra la scoperta del proprio corpo e le divergenze con il padre. Una volta cresciuto, in uno slancio di indipendenza e ribellione, Koji trova evasione da una realtà opprimente e a lui distante che non può far a meno di discriminarlo per la sua diversità e si aggrega a un gruppo di mixbody, affrancandosi dal proprio passato. Il giovane parte in un viaggio alla ricerca di una propria strada, in quello che diventa un racconto di formazione estremo e visionario.

Una tavola dal primo volume

Sin dall’incipit sembra più di trovarsi tra le pagine di una serie americana moderna come Sweet Tooth di Jeff Lemire – a partire dall’ambientazione in un mondo dove i bambini nascono misteriosamente incrociati con razze animali – o in una versione più fantascientifica e meno horror di The Walking Dead.

Eppure abbiamo di fronte il lavoro più recente di un fumettista francese noto per una cifra raffinata, non mainstream, peraltro nemmeno più tanto giovane, che trova però l’occasione di rinnovarsi con soluzioni narrative e un’estetica profondamente diversi da ciò a cui aveva abituato in passato.

Se il primo volume della serie pianta le basi in un ambiente urbano non troppo dissimile dal nostro presente e il secondo volume racconta un’avventura on the road in un mondo in costante rovina, il volume conclusivo della saga mostra la parte finale del viaggio di Koji, tra misteri e scenari violenti e inquietanti. Ma soprattutto, nel finale, la storia finisce per trasformarsi in un esuberante – persino al limite del pacchiano – racconto d’azione incentrato su scontri tra mostri giganti. 

Una tavola dal terzo volume

Epiphania arriva dunque a un tumultuoso finale dagli esiti catastrofici, ricco di colpi di scena, con un character design imprevedibile, ispirato ai kaiju del cinema giapponese o ai mostri di serie televisive nipponiche come Ultraman o Kamen Raider. Di pari passo, il disegno, da morbido e realistico, tinto di colori variegati, si fa più dettagliato e graffiante.

La meraviglia accompagna il primo libro, il disagio turba i personaggi e il lettore nel secondo libro, mentre è la furia ad animare le pagine conclusive della saga. Grazie a un immaginario fantastico in cui si muovono personaggi inquieti, nuovi “diversi” vittime di una globale xenofobia, Debeurme mette in scena una potente allegoria dei mali generati dall’emarginazione.

Epiphania 1-3
di Ludovic Debeurme
traduzione di Elisabetta Mongardi
Coconino Press, luglio 2021
brossurato, 140 pp. cad., colore
20,00 €

(acquista online)

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