“In alto abbastanza” di Lorenzo Ghetti non va molto lontano

in alto abbastanza lorenzo ghetti coconino

In alto abbastanza parte con una copertina promettente: Ana, la ragazza protagonista, guarda verso di noi, in piedi su una piattaforma, mentre un’aletta removibile tagliata in diagonale nasconde lo spazio stellato e anticipa i contrasti che animeranno la storia: dentro e fuori, alto e basso, natura e tecnologia, conosciuto e ignoto.

Ananya Gardin, detta Ana, è una diciottenne che viene scelta tra gli studenti di tutta Europa per passare due mesi su Agaterra (o Agate), una stazione spaziale collegata alla Terra da un cavo. Agate è pensata per permettere ai suoi residenti uno stile di vita sostenibile, alla luce della crisi ecologica che ha colpito il pianeta e che potrebbe colpire eventuali luoghi extraterrestri, qualora non venissero messe in pratica fin da subito norme di comportamento adeguate. Agate è autosufficiente, produce ciò che consuma e ciò che consuma è lo stretto necessario (perciò non ci si può radere o depilare, perché è visto come un lusso inutile). Ci sono parchi, piazze, discoteche, impianti sportivi, serre, perfino una stazione radio che trasmette la musica scelta dai residenti.

Finché si è nel periodo di prova, si può tornare sulla Terra in qualsiasi momento. Terminata la prova, scendere sul pianeta è, come dice una delle guide, «un po’ più complicato». Su Agate, Ana conosce Roe, Lina e Luc, un gruppo di coetanei che, insieme a lei, diventeranno i protagonisti della vicenda. Agate è davvero l’utopia che sembra? Mentre sviluppa nuove amicizie, Ana riuscirà a mantenere i rapporti con le persone a lei care sulla Terra?

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In alto abbastanza è il nuovo fumetto di Lorenzo Ghetti, autore che si era distinto per opere che provavano a creare nuovi meccanismi del linguaggio fumettistico, prima con il webcomic To Be Continued e poi con Dove non sei tu – che Ratigher, l’ex direttore editoriale di Coconino, aveva definito un libro che proponeva «una grammatica nuova […] a livello anche mondiale». Erano soprattutto fumetti che sapevano parlare anche a un pubblico molto giovane.

Dove non sei tu era un fumetto che viveva di sperimentazioni grafiche continue ma soprattutto di relazioni tra persone. Ghetti maneggiava i personaggi con delicatezza, realismo e cura dei particolari, narrando la nascita e l’evoluzione di una relazione amicale in assenza dell’elemento fisico. Come in Dove non sei tu, resta il pretesto della fantascienza usata per parlare d’altro, di relazioni, di sentimenti, di crescita e sviluppo, sempre con un occhio di riguardo ai lettori giovani.

Solo che In alto abbastanza viaggia con il freno a mano tirato, quasi a volersi distanziare da ciò che lo aveva preceduto. È costretto negli spazi del suo racconto e finisce per chiudersi su inquadrature strette e dettagli dei corpi, abiurando qualsiasi pavoneggiamento grafico per fare spazio a griglie monacali. L’estrema sintesi del segno (questa volta un segno vero e proprio, visto che in Dove non sei tu Ghetti aveva fatto a meno dei contorni per lavorare solo sulle forme), l’andamento piano delle tavole e una scelta di omogeneità nei colori non aiutano nella lettura delle parti più dialogate, complice anche una relativa insipidezza dei protagonisti.

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Verrebbe voglia di andare a esplorare la stazione per conto proprio, lasciando Ana e gli altri al loro destino. C’è tanto lavoro attorno ai personaggi, con una costruzione del mondo narrativo molto presente, un design di oggetti e ambienti quasi impalpabile ma funzionale, in una generale economicità del segno che, invece, applicata ai personaggi a volte limita le espressioni. È come se i pregi di Ghetti attecchissero su tutto (il worldbuilding, il disegno, lo stile), tranne che sui personaggi.

Non che l’inventiva sia assente. Ci sono un paio di idee: l’uso delle nuvolette in maniera decorativa più che funzionale (la linguetta che unisce il dialogo al personaggio che lo recita fa dei ghirigori attorno alla pagina) e la resa del movimento nel viaggio con l’ascensore che porta i personaggi dalla Terra alla stazione e viceversa. In quelle scene, le tavole sono ribaltate sul lato corto. Il lettore è così costretto a girare fisicamente il libro e sperimentare la sensazione di stravolgimento. E poi, in quelle stesse sequenze, il disegno è moltiplicato per suggerire la forte vibrazione che avvertono i personaggi, con una soluzione semplice ma molto efficace.

Però, rispetto ai suoi precedenti lavori – anche quelli da solo sceneggiatore, come Fabulasi sente un po’ meno la spinta di avanti, sostituita dalla voglia di stare nei canoni e giocare di lima. Non sarebbe un elemento negativo in assoluto, il problema è che l’ossatura del fumetto – cioè la relazioni tra personaggi – non è densa abbastanza da reggere il peso dell’attenzione.

In alto abbastanza
di Lorenzo Ghetti
Coconino Press, settembre 2021
brossurato, 200 pp., colori
20,00 € (acquista online)

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