L’assurda e violenta Quarta guerra mondiale, secondo Taddei e Spugna

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In un futuro remoto l’umanità – o quello che ne rimane – è impegnata in una guerra perpetua. Nuovo e vecchio mondo si fronteggiano da secoli costringendo al massacro legioni di soldati cresciuti nel culto della propria nazione. In questo scenario così desolato un soldato imberbe e codardo si trova coinvolto in una missione destinata a cambiare per sempre il corso della Storia: risvegliare lo spirito della Pace.

Per sommi capi La quarta guerra mondiale potrebbe essere descritto come un incrocio tra 1917 di Sam Mendes, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, le Sturmtruppen di Bonvi e un delirio di Johnny Ryan. Marco Taddei e Spugna costruiscono una narrazione che è movimento costante, oltre che una commedia nerissima e ripugnante sulla guerra. 

Nonostante sia il loro primo lavoro in coppia, i due autori dimostrano subito un’ottima sinergia, realizzando un fumetto che è perfettamente in linea con la produzione di entrambi. Tra le pagine di questo libro troviamo infatti il gusto dello splatter e della narrazione fisica del disegnatore quanto la ferocia e la propensione per l’assurdo dello sceneggiatore.

A livello di world building La quarta guerra mondiale alterna rimandi alla realtà – contemporanea come del secolo scorso – ad accelerazioni del tutto sopra le righe. Se il riferimento concettuale più immediato è sicuramente l’opera bellica di Bonvi, l’estetica viene invece dal diesel-punk e dai medioevi futuristici di Warhammer 40000 e Mutant Chronicles. Il tutto rivisto e reinterpretato in un’ottica grezza e punk, dove ogni fronzolo viene tagliato senza farsi troppi problemi.

Quello che arriva al lettore è il minimo necessario per capire cosa stia succedendo sulla pagina, senza preoccuparsi di andare troppo in profondità. In quest’ottica Spugna abbandona certe soluzioni materiche dei suoi lavori precedenti, preferendo optare per colorazioni piene e stilizzate. Anche il tratto si asciuga rispetto al passato, arrivando perfino a una gestione della recitazione dei personaggi quasi da strip umoristica. 

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Spesso siamo vicini anche a certe soluzioni da serie animata – sfarfallii di luce, occhioni fuori misura, cuoricini svolazzanti, incremento improvviso dei particolari – ripresi però nell’ottica esagerata tipica dell’animazione orientale o di quella post-ironica da prodotto di ultima generazione. Un esempio su tutti potrebbe essere C.J. Quintel (Regular Show, Close Enough), attivo sia nel campo dei prodotti per bambini che per adulti.

Questo relativo – o molto relativo, visto che Johnny Ryan rimane comunque una presenza palpabile su queste pagine, tanto da essere citato alla lettera in uno dei massacri finali – allontanamento da lidi più ruvidi e feroci da parte di Spugna non significa che la sua poetica si sia in qualche modo annacquata. Tutto La quarta guerra mondiale è una continua deformazioni di corpi, sia che vengano dilaniati o subiscano aberranti mutazioni di qualche tipo.

La carne si gonfia, si squaglia, rigetta fluidi, viene compressa o stracciata. Gore e violenza riempiono quasi ogni pagina, con in più – rispetto al passato – un contesto bellico che non riesce mai ad allontanarsi troppo dalla cruda realtà. Grazie alla sceneggiatura di Taddei, da sempre scrittore feroce e chirurgico nel rifilare colpi bassi, si finisce presto in territori che potrebbero benissimo appartenere ai fratelli Jake e Dinos Chapman. Copia di artisti maestri nel partire dal ridicolo per finire a piazzare montanti alla bocca dello stomaco dei loro spettatori.

Qualche anno fa a Punta della Dogana e più di recente presso la Fondazione Prada di Milano è stata esposta la loro colossale opera Fucking Hell, un diorama a forma di svastica dove sessantamila miniature da wargame mettevano in scena una battaglia tra zombi e Nazisti. Ci si avvicinava all’opera con un sorriso sulle labbra – che io ricordi poche installazioni si basano su un concept tanto ridicolo – e ci si allontanava nauseati dalla ridondanza e dalla brutalità della violenza messa in scena. 

La quarta guerra mondiale funziona alla stessa maniera. I soldati semplici di queste pagine vivono nella certezza che finiranno crivellati di colpi per la loro nazione, sono consapevoli che la loro morte è imminente. Farebbe tutto molto ridere, se non fosse che questa cosa è già successa nel mondo reale. Più di una volta.

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Risulta evidente come i due autori giochino al continuo rialzo della provocazione, partendo in maniera divertita ma non smettendo un attimo di mettere in scena crudeltà e smembramenti. La sceneggiatura di Taddei gioca tutto sull’assurdo, dai robot-umani agli sviluppi di una trama sbilenca e delirante. Spesso pare di avere a che fare con una satira di grana grossa, a un passo dal didascalico, ma il ritmo incessante della vicenda e il continuo fluire di trovate fanno capire come le intenzioni siano altre. 

Non c’è raffinatezza tra queste pagine, ma solo gusto per l’eccesso e per l’impatto. A un certo punto uno dei personaggi loda l’azione che precede il pensiero, andando vicinissimo a descrivere l’essenza del concept dietro questo volume. Le 170 pagine che lo compongono sono dense di personaggi, eventi, scene violente e svolte bizzarre. I protagonisti cominciano a correre a poche pagine dall’inizio per fermarsi, in maniera definitiva, solo alla fine. Si spara, si macella, si fugge. C’è perfino tempo per una fugace – e fallace – parentesi di passione.

In un vecchio numero di Games Unplugged, Rick Priestley, creatore di Warhammer 40000, affermava come per quanto gli riguardava tutto il background del suo gioco, basato sulla cupa idea di guerra totale, fosse ironico. Nella narrazione portante di tutto il gioco non si capiva neppure se l’imperatore fosse vivo o morto, nonostante tutti i suoi seguaci si ostinassero a seguirne gli ordini in maniera cieca e religiosa.

A distanza di oltre venticinque anni dalla messa in vendita della prima versione del wargame l’ironia ha fatto in tempo a perdersi, per lasciare spazio a istanze ben più cupe e reazionarie. Un pericolo che con La quarta guerra mondiale – nonostante i presupposti identici dietro ai due progetti – non si rischia di correre neppure lontanamente. Quella di Taddei e Spugna è un’opera sulla guerra orgogliosamente punk, negli intenti come nell’estetica, cinica e priva di empatia. Si ride anche se non si dovrebbe e alla fine, invece di fomentarsi, ci si sente un poco più vuoti.

La quarta guerra mondiale
di Marco Taddei e Spugna
Feltrinelli Comics, ottobre 2021
brossurato, 176 pp., colori
18,00 € (acquista online)

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