L’importanza di chiamarsi Roberto Saviano

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Dopo una lunga attesa, Sono ancora vivo, il primo graphic novel di Roberto Saviano, è arrivato in libreria. Fortemente voluto da Bao Publishing, che ha coinvolto nel progetto il pluripremiato disegnatore israeliano Asaf Hanuka (autore della serie autobiografica K.O. a Tel Aviv, pubblicata dalla stessa casa editrice). Per la prima volta, l’autore di Gomorra si è confrontato così con il medium fumettistico, mettendosi a nudo dinanzi ai suoi lettori.

Le vicende che hanno coinvolto lo scrittore napoletano sono ben note, tuttavia in Sono ancora vivo la sua scrittura si sofferma in maniera inedita sui sentimenti che hanno pervaso la cattività vissuta in questi ultimi lunghi quindici anni. Un memoir asciutto e ruvido, ma non immune a quel fascino romantico proprio della letteratura dell’esilio. Fedele a quanto diceva Edward W.Said, Roberto Saviano crea un’anti-epica: da esule espone la “crepa incolmabile” dell’esilio, la inaggirabilità di una condizione, che lo slancio romantico e trionfale non può cambiare ma solo lenire.

La narrazione di Saviano è volutamente frammentaria: alterna episodi e riflessioni, immagini potenti sulla condizione a cronaca minuta. Lo fa con un ritmo teso e spezzato che sembra spostare il memoir verso una forma intima e confessionale. In queste pagine non v’è redenzione, ma solo una vittoria a posteriori che, pur volendo essere gridata a piena voce, sembra uno stridore di denti. L’avere avuto ragione non ripaga ciò che si è perso: non vi è sicuramente alcuna compensazione “economica”. L’esule è colui che ha perso tutto, ma senza il beneficio della morte. 

Non si può non ammirare il coraggio e la coerenza di Saviano – nonostante l’uso di un linguaggio metaforico talvolta stucchevole – in questa sua ennesima opera, peccato che l’aver tradotto tutto ciò in un medium poco congeniale alla sua scrittura abbia prodotto qualcosa sicuramente ricco di contenuto, ma povero nella forma

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Sono ancora vivo si presenta come un lungo monologo in cui Saviano è accompagnato in maniera didascalica da un Hanuka poco ispirato. Le sue matite sono poste  a servizio di una parola che si dimostra invasiva, dettando ritmo e forma. Il fumettista israeliano accompagna la voce di Saviano: si limita a tradurre in maniera pedissequa quanto evocato dalle parole, a dare una forma che non crea alcuno spazio interpretativo. Vi è una letterarietà quasi snervante, che ricorda una certa tradizione pedagogica di fare fumetti, dove non vi è alcuno spazio per l’interpretazione e lo “spazio” tra parola e immagine è appiattito in un rimando denotativo. 

Sono ancora vivo è un saggio di come non andrebbe fatto un fumetto, di come una scrittura lucida e avvincente come quella di Saviano, muovendosi in un territorio alieno, possa generare creature claudicanti. La forza della parola – che rende il martire un testimone, ma anche un egocentrico – fascia l’immagine rendendola ingessata e muta, nonostante i tentativi di Hanuka di rendere il tutto più vivo, di smarcarsi dal gioco della parole ricorrendo alle drammatizzazioni e a una mise-en-scène che fa tesoro di anni di sperimentazione sulla loquacità del gesto e della prossemica. Il segno di Hanuka – qui innocuo e accomodante – accompagna la voce di Saviano come una sottolineatura forzata: uno spiccato realismo che elimina qualsiasi elemento di disturbo per quanti – pur non leggendo fumetti – vogliano concedersi a questa lettura.

In definitiva Sono ancora vivo è un fumetto à la page: un tentativo di illustrare e dare forma alle parole di Saviano. Sicuramente un’ottima idea regalo per il prossimo Natale per chi ama la prosa dello scrittore partenopeo, ma non per gli amanti del fumetto tout court.

Sono ancora vivo
di Roberto Saviano e Asaf Hanuka
Bao Publishing, ottobre 2021
cartonato, 144 pp., colori
18,00 € (acquista online)

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