“Strappare lungo i bordi” è la serie tv che ci si aspetterebbe da Zerocalcare

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In Una cosa complicata, un fumetto breve che Zerocalcare realizzò nel 2013 per spiegare la scelta di sceneggiare l’adattamento cinematografico di La profezia dell’armadillo, l’autore si disegnò come un astronauta legato a una corda che lo tiene al sicuro. Zero era ancora nella prima fase della sua carriera ma era già messo di fronte a molte proposte che lo avrebbero potuto compromettere eticamente. Si prese allora un momento per spiegare quanto ponderata fosse stata la sua decisione di lavorare al film e quanto gli stesse costando rimanere attaccato ai valori che lo avevano reso la persona che è.

Procedette quindi a un elenco di «cose che mi hanno proposto e che ho rifiutato, per non spezzare la corda: la serie a cartoni animati, il videogioco, il filmone in computergrafica [sic], la web serie, il gioco da tavolo, le magliette, l’agenda, i pupazzetti, inglobare il blog nel sito di una testata giornalistica, la pubblicità per i telefonini, i disegnetti per l’Italia alla olimpiadi di Londra, le strisce per quotidiani di centrodidestradisinistra, recitare in un film, partecipare fisso a un programma tv».

Dal 2013 a oggi, molte delle cose presenti nell’elenco sono diventate realtà, ma si sono concretizzate sempre secondo i termini e gli standard imposti dal fumettista. Che fosse la serie di statuine o le collaborazioni con programmi tv, ogni cosa è stata fatta con il controllo diretto e quasi opprimente dell’autore e facendole rientrare in un ambito che Zerocalcare sentiva appartenere come suo. Strappare lungo i bordi, la nuova serie animata per Netflix, scritta, diretta e doppiata da Zerocalcare, la stessa che stava in cima all’elenco di cose peccaminose, rispetta gli standard delle altre operazioni: è sua.

È sua fino all’ultimo filamento di codice genetico. Nello stile visivo e nel modo di raccontare, quindi con l’ironia, la divagazione, le metafore visive e concrete, la riflessione sulla propria condizione rispetto alla società e le coltellate emotive alle spalle. Di diverso ci sono solo le voci, le canzoni (che forse chiariscono l’intenzione e l’umore che nei fumetti era lasciata ai lettori) e i movimenti.

Nella serie, Zerocalcare parte per un viaggio insieme agli amici Sarah e Secco di cui ignoriamo la destinazione. Nel frattempo, Zero è protagonista di divagazioni personali, tra ricordi d’infanzia, il rapporto amical-amoroso con Alice e le idiosincrasie della quotidianità che diventano enormi ostacoli esistenziali, in quel gioco (pericoloso e che non riesce a tutti) di trasformare le quisquilie in drammi comunitari. Zero non arriva a collegare una lamentela al fast food con delle crisi personali, ma poco ci manca.

Con Strappare lungo i bordi Zerocalcare non reinventa la ruota, anzi, compie un’operazione interessante di prodotto che è al tempo stesso una serie per i fan e un’introduzione per un pubblico nuovo, anche estero. E quindi, una volto spogliato dal doppiaggio, la serie viaggia abbastanza bene anche sulle lunghezze d’onda di spettatori digiuni di Zerocalcare e dei suoi riferimenti culturali specificamente italiani, che infatti sono per lo più assenti.

È molto intelligente la scelta di seguire quello che era stato il modello de La profezia dell’Armadillo, prendendo cioè una flebile trama orizzontale e riempirla di episodi di vita vissuta, gag e scenette comiche che non per forza si raccordano con la trama principale (c’è, per esempio, un interminabile monologo sulla scarsa cura domestica di Zero), osservazioni su grandi e piccoli temi. Solo che, a differenza di quell’esordio, c’è più mestiere e consapevolezza di quello che si sta facendo.

Zerocalcare è stato bravo a mantenere la serie una cosa sua, sfrangiata e artigianale, con tutti i pro e i contro che questi termini si portano dietro. Penso soprattutto alla scelta di doppiare tutti i personaggi, sintomo di un autore incapace di cedere alla voce di un doppiatore perfino l’intonazione e la cadenza che aveva immaginato per i personaggi quando scriveva i loro dialoghi. I rischi erano grossi: ascoltando il trailer l’effetto finale mi aveva ricordato la versione animata di Watchmen in cui un attore recitava tutte le parti della storia, voci femminili comprese, con un effetto straniante e ai limiti del parodistico, quasi dell’insulto.

In realtà, una volta che ci si abitua le voci passano in secondo piano, un po’ come quando uno scrittore fa un reading di un suo libro (e sarà sempre una lettura migliore di quella che potrebbe fare il migliore degli attori). Per di più, la scelta è giocata all’interno di una svolta narrativa che la rende giustificata e non soltanto un vezzo da maniaco del controllo. Semmai, la vera stortura è la parlantina a mille dei personaggi, indecifrabile nei punti in cui il testo viene recitato a una velocità indiavolata. Per inciso, di tutte le versioni doppiate, la spagnola è la peggiore. L’animazione, realizzata dallo studio Movimenti, è funzionale e sfrutta bene le divagazioni per creare sempre nuovi scenari immaginari e cadenzare il susseguirsi dell’azione, però non aspettatevi prove d’attore animate.

Strappare lungo i bordi non è una serie tv come ci si aspetterebbe, ma è proprio un prodotto che ci si aspetterebbe da Zerocalcare. C’è del materiale inconcludente (una strana cornice metanarrativa in cui Zero sta girando la serie/è conscio di stare su Netflix/torna indietro col cursore per spiegare delle cose, ma è una traccia poco coerente) e un senso di stanca negli episodi centrali, dato dal fatto che un paio di puntate sanno di riempitivo e che, almeno per un lettore abituale dei fumetti di Zerocalcare, non ci sarà niente di nuovo da guardare. Tarato il lordo, e grazie a un episodio finale convincente che da solo si sobbarca quasi tutta la serie, diventa un’opera che non sfigura messa accanto alla bibliografia dell’autore.

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