“L’orso” di Raymond Briggs, tra leggerezza e pragmatismo

orso raymond briggs

C’è questa massa bianca, marrone e blu che invade le pagine. È un corpo enorme, che si sposta lento e pesante, che ingombra e avvolge con la sua opprimente sofficità. È il corpo dell’animale al centro de L’orso, classico della letteratura per l’infanzia di Raymond Briggs.

Classe 1934, Briggs è l’autore di libri illustrati come Babbo Natale e Il pupazzo di neve, opere degli anni Settanta che nel Regno Unito sono molto conosciute anche grazie ai rispettivi adattamenti animati che ogni Natale presenziano il palinsesto inglese. In realtà Briggs è autore molto poco zuccheroso e che offre un taglio quasi da classe operaia alle sue storie: il suo Babbo Natale, così come il protagonista di un altro suo libro, Fungus the Bogeyman, vive il ruolo come un lavoro, fatto di condizioni disagevoli e obblighi, mentre Il pupazzo di neve è una storia tragica sull’inverno e la morte, più che sul Natale – elemento introdotto dal cartone.

Briggs ha un atteggiamento disinvolto nel raccontare ai più piccoli storie senza una chiusa rassicurante e che parlino a loro tenendo in considerazione solo il fatto che quello dei bambini è uno sguardo diverso, ma non limitato – alla fine è l’abilità di quasi tutti i grandi autori dell’infanzia. L’autore è poi passato a raccontare, con altrettanto successo, storie adulte, capaci di emozioni incredibilmente sottili, e autobiografiche come Quando soffia il vento, una parabola pacifista e anti-nucleare del 1982, e Ethel e Ernest, il racconto della vita dei propri genitori realizzato nel 1998.

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Siccome a Briggs il formato del libro illustrato sta stretto, nelle sue opere i codici dei picture book (illustrazioni a tutta pagina con del testo) si mescolano a quelli del fumetto, con vignette e balloon, in un andamento ibrido. L’orso, pubblicato nel 1994 e ora riportato in Italia da Camelozampa (la prima edizione, coeva a quella originale, era stata pubblicata da Edizioni EL), si inserisce in questa serie di lavori ibridi dedicati alle figure invernali. Parla dell’arrivo di un orso nella vita della piccola Tilly e delle peripezie che dovrà affrontare la bambina per gestire l’animale.

Briggs usa benissimo il linguaggio fumettistico, dosandolo con strumenti vicino alla prosa illustrata. La pagina di apertura è una tavola di 12 vignette in cui vediamo una figura indistinta avvicinarsi lentamente alla finestra di una camera. Giriamo pagina e ci troviamo faccia a faccia con un orso polare, disegnato in primo piano e in un’unica, enorme, vignetta. La sequenza continua con queste immagini dell’animale che si sistema nella stanza, misurandone i limiti, al tempo stesso accomodandosi tra gli spazi, larghi ma per lui angusti, delle vignette.

L’autore non lo disegna mai a figura intera, ne taglia sempre qualche parte del corpo, come se la pagina non riuscisse a contenerlo, per accentuare la sensazione della stazza ingombrante. Briggs apre il libro stabilendo l’elemento più importante del personaggio, la sua stazza, un dettaglio fisico che non si può negare ma che la bambina protagonista farà di tutto per nascondere ai genitori.

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Il tratto a pastello di Raymond Briggs conferisce, da una parte, un movimento continuo alle particelle dell’immagine, e dall’altra, con l’accumulo di segni, contribuisce a rallentare lo sguardo del lettore, rendendo l’orso non un disegno inconsistente ma una creatura con un peso specifico che esce dalla pagina. Una volta chiarita e rimarcata la caratteristica, attraverso il disegno e la messa in scena, sarà impossibile per il lettore non farsi trascinare nel gioco ironico di questo gigante che deve rendersi invisibile dietro un divano o sotto una copertina. 

Briggs alterna fumetto e illustrazione con effetti precisi. Nelle parti in cui L’orso diventa un libro illustrato, con una modica quantità di testo e un solo disegno a riassumere tutta la scena, il tempo si rallenta, sembra che avvenga nel passato e noi ci estraniamo dal flusso, mentre le pagine a fumetti hanno il ritmo del presente. Si sovrappongono quindi la concretezza un po’ distante dell’osservatore che guarda svolgersi eventi già accaduti, e l’immediatezza del punto di vista della bambina, tra immaginazione e realtà.

L’orso è un libro lieve, in cui però Raymond Briggs non rinuncia a inserire la propria visione, pragmatica, del mondo. Se il pupazzo di neve protagonista dell’omonimo racconto si scioglieva, l’orso lascia la bambina per tornare nella sua terra. Il messaggio di Briggs è chiaro: alla protagonista, e di rimando a noi lettori, resta solo il ricordo dell’esperienza.

L’orso
di Raymond Briggs
traduzione di Sara Saorin
cartonato, 48 pp., colori
Camelozampa, ottobre 2021
16,90 € (acquista online)

Leggi anche: Sunday Page: Alberto Ponticelli su “Quando soffia il vento” di Raymond Briggs

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