“Geist Maschine” è solo una promessa del futuro

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Geist Maschine, L’ultima fatica di LRNZ – al secolo Lorenzo Ceccotti, fumettista, illustratore e designer già autore dei fantascientifici Golem e Astrogamma – mischia sci-fi e ispirazioni giapponesi, tra anime, manga e videogiochi, in un racconto ambientato in una Roma post-apocalittica, dove la natura si è ripresa, con gli interessi, gli spazi occupati dall’uomo.

Sol e Len sono due fratelli preadolescenti che cercano di sopravvivere in questo mondo. Secondo i racconti dei loro genitori, esisterebbe una misteriosa terra promessa, Otan, dove potrebbero tornare a condurre una vita “normale”. Dopo la morte dei genitori per mano di animali selvaggi, i due rimangono senza guida e fanno amicizia con Aiden, un ragazzo più grande e con uno spirito disilluso verso l’esistenza di Otan. L’incontro con un “geistern”, uno degli enormi robot in disuso inglobati dalla vegetazione e risalenti a una guerra del passato, cambierà per sempre il corso delle loro vite.

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Di Geist Maschine va detto che è disegnato incredibilmente bene, da stare male quasi. È un’affermazione ai limiti dell’assioma, una cosa vera di per sé che non va spiegata né contestata. Con questa primo volume (di tre), LRNZ conferma il proprio talento come disegnatore e, anzi, supera gli standard a cui erano abituati i suoi lettori, realizzando un fumetto affascinante da guardare. Dal design dei personaggi – le cose ovvie come i geisten, ma anche quelle meno ovvie, come i primi piani sulle bocche dei personaggi che fanno trasparire quanta cura ci sia stata nell’ideazione di dettagli all’apparenza superflui – alla colorazione. Senza tralasciare il lettering fatto a mano, che LRNZ racconta essere ispirato a quello di Gipi e che è in effetti molto gipesco, con le frasi coagulate in un angolo, sghembe, una calligrafia che spesso collassa su se stessa.

In ogni aspetto del disegno si avverte una stratificazione di pensiero, che si è sedimentato sulla pagina e fa ora sembrare opere come Golem esercizi defaticanti (nonostante in quel fumetto ci fosse uno sforzo di world building più poderoso e che in Geist, per ora, è solo suggerito). C’è perfino un piccolo dettaglio che mi ha fatto apprezzare la carta lucida con cui è stampato Geist Maschine. In una pagina, Sol e Aiden stanno parlando e in quella accanto LRNZ disegna un cielo al crepuscolo dove le nuvolette dei dialoghi si riflettono su una nuvola, dando l’impressione che il suono dei loro discorsi sia salito in alto.

Geist Maschine è un capitolo importante nella carriera di LRNZ, che non fa che affinare la propria mano, rendendosi al tempo stesso più permeabile dall’esterno. Nel senso che Geist Maschine è una storia più facile da leggere, ha una grammatica più facile da smontare e riorganizzare per altri media. La storia, spogliata dall’accumulo di temi e stimoli attorno a cui era costruito Golem, cerca la semplicità dell’intreccio, andando a pescare dalle parti di Conan il ragazzo del futuro, ma spostando la vicenda in un territorio vicino all’autore – letteralmente, visto che il fumetto è ambientato a Roma – e concentrandosi sulle relazioni tra i personaggi. 

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Tuttavia, chiuso il libro, l’incredibile perizia tecnica e la fascinosità di un fumetto-mondo che inghiotte l’occhio lasciano lo spazio a una spinosa insoddisfazione. Geist Maschine straborda talmente tanto di disegno che sembra che l’autore ne perda il controllo, con la concatenazione di vignette che si alterna fin troppo spesso a immagini a tutta pagina. È pur vero che la ripartizione in tre volumi induce un ritmo rilassato che può permettersi più spesso di prelevare certe immagini dal flusso del racconto e farle diventare momenti cardine, pause in cui indugiare sullo spazio attorno ai personaggi. E, rispetto a Golem, ci sono paradossalmente meno immagini a tutta pagina. Eppure quelle di Geist Maschine si fanno notare con più evidenza, nel senso peggiore del termine.

In quelle immagini c’è una volontà più illustrativa che narrativa, una “posterite” che porta molte delle splash page a non contenere niente di cardinale. In generale, la distensione dei tempi fa pensare a Geist Maschine più come a un patinatissimo storyboard per cinema o tv più che a un fumetto, a una mappa che indichi la strada giusta per un adattamento più che a una necessità di racconto. Penso a passaggi come la lunga sequenza iniziale, in cui succedono cose importanti e tragiche che però non vengono costruite per meritarsi tutto quel dispendio di pagine e nemmeno l’affetto del lettore (se passo il tempo a guardare un inseguimento e non a conoscere i personaggi, poi quando uno di quei personaggi muore io non provo nulla).

Pur non arrivando agli estremi di un Mark Millar che impacchetta begli incipit e poi allenta la presa sul resto della storia, Geist Maschine dà la sensazione di un progetto che tergiversa tra poca sintesi e voglia di dilungarsi. Sono difetti forse trascurabili per un lettore casuale e imputabili alla lettura monca degli altri capitoli, ma limitano Geist Maschine a essere “solo” una bella promessa del futuro.

Geist Maschine 1
di LRNZ
Bao Publishing, novembre 2021
brossurato, 240 pp., colore
21,00 € (acquista online)

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