I Marvel Studios hanno un problema con la Cina

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Il successo al botteghino di Spider-Man: No Way Home è ormai fuori di discussione. Con oltre 1 miliardo e mezzo di dollari incassati in tutto il mondo, il film prodotto da Sony Pictures con i Marvel Studios è ormai all’ottavo posto della classifica all-time dei migliori incassi, con buone prospettive di migliorare ulteriormente la posizione nelle prossime settimane, nonostante la pandemia ancora in corso. E nonostante un ulteriore handicap non da poco, di questi tempi: il film di Jon Watts – così come tutti gli altri con protagonisti i personaggi Marvel usciti nel 2021 – non è (ancora) stato distribuito in Cina, uno dei mercati cinematografici attualmente più proficui.

Come abbiamo già avuto modo di riportare, nella classifica degli incassi globali del 2021, al secondo e terzo posto, dietro proprio a Spider-Man: No Way Home, appaiono due film di produzione cinese, The Battle at Lake Changjin e Hi, Mom, che si sono issati in cima alla classifica con incassi ottenuti quasi esclusivamente in Cina (il secondo dei due film non è nemmeno stato distribuito al di fuori del paese asiatico).

Per anni, Hollywood ha avuto accordi scritti con il governo cinese per l’esportazione di pellicole in Cina. L’ultimo di questi accordi si è esaurito nel 2017, e da allora la quantità di film importati è andata via via diminuendo, passando da più di 30 titoli del 2019 ai meno di 20 del 2021. Tra i titoli arrivati in Cina da Hollywood nel corso dell’anno scorso figurano A Quiet Place Part II, F9, Godzilla vs Kong, DuneFree Guy, Jungle Cruise e Snake Eyes: G.I. Joe Origins. Nel 2021, i film di importazione hanno rappresentato circa il 13% del totale, riporta Variety, contro il 20% del 2020 e il 23% del 2019. Con un’assenza che si fa notare parecchio: i film Marvel.

E questo nonostante tra i film usciti nel 2021 ce ne fossero almeno un paio che ammiccavano fortemente a quel mercato, come le produzioni dei Marvel Studios Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli – con protagonista un personaggio cinese e ambientato perlopiù in Cina – ed Eternals, diretto dalla regista cinese (anche se naturalizzata statunitense) Chloé Zhao. Nancy Tartaglione di Deadline ha provato a ricostruire le possibili motivazioni dietro questa presa di posizione così netta del governo cinese, indicandone alcune.

Innanzitutto, ci sarebbe una questione di pura propaganda. Nel 2021 ricorreva il centenaio del Partito Comunista Cinese, e il governo del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping potrebbe aver voluto lasciare tutta l’attenzione su The Battle at Lake Changjin, la pellicola più costosa mai prodotta in Cina, che ha messo in scena la storia – romanzata – dei soldati cinesi che durante la Guerra di Corea riuscirono a sconfiggere le forze americane nonostante le probabilità a sfavore.

Un’altra possibile motivazione sarebbe invece inerente ai film in sé, che secondo il Partito Comunista Cinese presentano «una versione distorta del “politicamente corretto”» e fanno «un uso improprio di elementi cinesi», come riportato in un recente articolo del Global Times – il principale quotidiano cinese in lingua inglese, nonché organo diretto dello stesso PCC – che si chiede in modo perentorio: «L’autorità cinematografica cinese dovrebbe permettere a questi film di entrare solo perché sono film Marvel?».

«Il film live-action di Disney Mulan è uno dei fallimenti più riprovevoli in Cina. Il suo scarso successo nel mercato cinese dimostra che cercare di realizzare una storia cinese senza davvero comprendere la cultura cinese non ti permette di conquistare i cuori del pubblico cinese» aggiunge l’articolo firmato da Gong Qian. «E poi c’è Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, una storia apparentemente accattivante di un “supereroe asiatico”, che in realtà è piena di stereotipi sulla Cina.»

Di Eternals, l’articolo mette invece in luce una scena in cui «un supereroe nero gay si inginocchia e scoppia in lacrime dopo che la bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima nel 1945. Se questo film fosse stato distribuito nell’entroterra cinese, quale sarebbe stata la reazione degli spettatori cinesi a questa scena oltraggiosa, soprattutto nel mezzo della Giornata Nazionale della Memoria, un giorno in cui si tributano le 300.000 vittime del famigerato massacro di Nanchino della Seconda guerra mondiale? Se tale massacro fosse avvenuto negli Stati Uniti, che cosa avrebbero pensato gli americani del film?».

A tutto questo bisognerebbe probabilmente aggiungere ulteriori fattori “politici” legati ai singoli film usciti nel 2021: la rappresentazione del comunismo russo in Black Widow potrebbe non essere stata aderente ai valori richiesti dal PCC; in passato, Chloé Zhao ha rilasciato dichiarazioni non apprezzate dal governo cinese (definendo il suo paese di origine «un posto dove ci sono bugie ovunque»); lo stesso ha fatto Simu Liu, il protagonista di Shang-Chi, affermando che la Cina è un posto da terzo mondo dove le persone muoiono di fame.

Più in generale, secondo quanto riferito a Deadline da Stanley Rosen, professore della University of Southern California ed esperto di cultura cinese, «anni fa si diceva: “Se sei una società di produzione o uno studio, per quanto riguarda ciò che la Cina pensa di te, non sei meglio del tuo peggior film”.» Questo siginifica che, se fai un film che alla Cina non piace, allora nessun tuo film sarà importato in Cina.

«Se guardi a Eternals e Shang-Chi, è tutto davvero molto chiaro. Per No Way Home invece no: avrebbe potuto essere popolare» aggiunge Rosen. «Questo, credo, ha a che fare con i rapporti fra Stati Uniti e Cina. Tutto quello che viene fatto dal governo cinese e dal Partito Comunista è interpretato in Cina, oltre che fuori dalla Cina, come un segnale. Il fatto che non abbiano distribuito No Way Home prima della fine dell’anno potrebbe essere interpretato come un segnale che “noi sappiamo che il mercato è in crisi. Si potrebbe pensare che siamo disperati”.»

Per diventare il mercato cinematografico numero uno al mondo – un obiettivo non dichiarato ma evidente da tempo – la Cina ha però bisogno di Hollywood e dei suoi film. Attualmente, all’interno dei confini del paese si contano 82,248 sale cinematografiche, con la prospettiva di arrivare a 100 mila entro il 2025, come riporta Tartaglione, e questi schermi avranno bisogno di essere in qualche modo riempiti. «Un settore in salute ha bisogno di una serie più consistente di film davvero buoni e diversificati tra loro, non solo di due o tre blockbuster come Hi, Mom e Battle at Lake Changjin» afferma l’esperto di cinema cinese Philip Fang. «La Cina non è ancora a quel punto e non lo sarà altri 10 anni. »

«Non si stanno mostrando chiusi, ma stanno dicendo a Hollywood: “Non abbiamo bisogno di voi e scegliamo quello che vogliamo noi”» chiosa Rosen. In ogni caso, secondo gli analisti di settore, le cose non dovrebbero cambiare nell’immediato, di sicuro non prima della seconda metà dell’anno. «Ci è stato riferito che, per gli studios, la Cina rimane un mercato molto importante, ma c’è bisogno di tracciare una linea sottile tra ciò che è importante politicamente e ciò che si vuole avere» conclude Tartaglione.

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